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mercoledì 20 luglio 2011

Titoli di coda che prendono una piega imprevista...


L'aria era umida stasera, dopo una bella giornata di mare, un gelato con le amiche, di ritorno a casa pensavo solo a continuare con quella spensieratezza. Qualche minuto di angoscia, dovuto ad una brutta notizia che però era rientrata, il conforto di una persona, e il confortare, il prepararsi per una serata tra amici, mi avevano messo il buonumore. Raccontarsi con le amiche, anche se ancora non riesco a raccontare tutto il mio malessere, davanti ad un panino ed una birra, scherzare e fare un'pò di taglio e cucito, e vedevo lontane le mi angosce.
Il compleanno di una persona speciale, che d'improvviso per orgoglio non avevo voluto più nella mia vita, persona che prepotentemente, per fortuna, si è ripresa quello che ci spettava. Quel sorriso semplice, di animo sensibile e nobile come pochi, che ha voluto restare al mio fianco, anche quando l'ho tagliato fuori. Avevo sofferto il mio capriccio all'epoca, ma ne andavo fiera, l'avevo trattato come meritava, e mai quanto in questi giorni avevo capito quanto fosse importante avere una persona che ti ripete quanto tu sia speciale, e lo fa senza volere nulla in cambio, solo la tua amicizia. E l'aprirsi diventa facile, un abbraccio diventa rasserenante, e uno sguardo complice ti fa sentire importante. Oggi volevo essere io a regalargli un sorriso...
La musica al locale è alta, non è pienissimo ma si balla, e anche se l'umido non aiuta, qualche passettino lo faccio. Così giusto per scaricare, accenniamo piccoli balletti. Forse colpa delle bollicine, della musica, dei sorrisi sinceri dei miei amici più cari, e della tua allegria mascherata, mi lascio andare. Libero quel peso e decido di lasciar fare a chi lo merita, io forse no. Ma non ci penso, accendo la prima sigaretta della serata più per darmi un tono che per esigenza/dipendenza, stasera finalmente godo nel vedere sorrisi, la prima volta da quando ho lasciato Roma.
Ma proprio in quel momento, mi giro e i miei occhi diventano fessure, riconosco quella figura che riconoscerei tra miliardi. Sono passati tre anni...
Mi giro rigida verso Stefania, le dico chi ho visto, e lei si allarma vedendo il mio viso. L'ultima volta l'avevo visto per una sua "autocelebrazione", come sempre del resto. Amavo vederlo lì su quel piedistallo, anche se io ero il quinto piede di quel piedistallo, pronta a sorreggerlo anche dove non ce n'era di bisogno. Quel quinto piede che non serviva a portarlo in alto, e che anzi poteva farlo traballare, e per questo fu rimosso, con un colpo secchissimo. Un minuto e ritorno quella di tanti anni fa, indifesa, insicura, brutta dentro e fuori. Spengo la sigaretta e ne accendo subito un'altra, un altro bicchiere di bollicine sparisce in 2 secondi.
Se dovessi seguire l'istinto dovrei salutarlo, anzicchè ritrovarmi nascosta in un divanetto che adesso sembra troppo piccolo. Dovrei andare fiera sui miei tacchi e sorridere mostrandomi al meglio, poi magari dovrei sferrare un colpo...
Mi guardo intorno e penso però che non avrà mai quello che ho io, e non avrà mai me.
Non riesco ad odiarlo, a provare rancore, servirebbe? No, servirebbe solo a farmi stare male come un tempo e ad avere comunque, un sentimento che in qualche modo mi legherebbe a lui. Mi giro con indifferenza, vedo che guarda nella mia direzione, ho la certezza che mi abbia visto, e che giocoforza, sono rientrata nella sua vita per qualche secondo. Pochi minuti e andiamo via, chiedo a Stefania di farmi da scudo, ed esco dal locale. Le ginocchia tremano, se questo è un segno mi piacerebbe saperne il significato, ma angosciarmi a cosa mi porterebbe? Ad essere ancora stesa su quel campo di battaglia, col cuore sanguinante, straziato, dove neanche la morte arriva a portare sollievo, per usarla con le parole della nostra Ilaria.
Lascio Stefania a casa, si è messo a piovere da qualche minuto, goccioloni estivi che non lavano via nulla, e non servono a portare via il caldo, ma solo a far si che l'umidità salga. Insieme a quei goccioloni piango anche io,non poche lacrime ma profondi singhiozzi. Quanto tempo non piangevo così per te? Forse 5 anni o poco meno, all'epoca della grande umiliazione.
Mentre sto scrivendo arriva mia madre, in camera mia, sono rientrata da 10 minuti, e scrivo su questo blog. Mia madre dice "Papà sta male, andiamo al Pronto Soccorso". Mio padre è di un pallore spettrale, gli allaccio le scarpe e gli metto una polo. Ha mal di testa fortissimo, che gli arriva a comprimere lo stomaco. Svegliamo mio fratello ma lo convinciamo a restare in casa. Guido verso l'ospedale che per fortuna dista davvero poco da casa mia, 5 minuti in cui mi sento stupida.
Stupida perchè ho pensato che la mia fobia più grande fosse lui, ed invece è un'altra. Guido veloce ma molto attenta, mia madre mi dice" piano", mio padre mi dice" no vai veloce". Che paura folle, ma tocca a me restare calma. Sudo ma non lo do a vedere, mentre aspetto quel dannatissimo semaforo, tengo la gamba di mio padre, la stringo forte e lui mette una mano sulla mia. Quante volte ho desiderato da lui questi piccoli gesti che non sono mai arrivati? Un nodo alla gola che non posso sfogare, non devo. Arrivo dentro il Pronto Soccorso e li faccio scendere, esco dalla zona ambulanze e parcheggio nel parcheggio disabili, ma sono le due di notte, e non c'è nessuno, e decido di essere incivile. I tacchetti delle mie ballerine messe di fretta e furia, fanno eco nel lungo corridoio pedonale, il mio cuore penso abbia smesso di battere, i miei sono fermi in sala di aspetto. Mio padre per la prima volta dimostra tutti i suoi anni. Ho sempre visto mio padre come un trentenne, e anche se brizzolato, l'ho sempre visto più giovane di certi miei coetani. Adesso vedo tutti i suoi anni, non sono moltissimi ma stanotte li dimostra tutti. Ha la testa tra le mani e mi dice, "Chiara mi sento meglio", rispondo che l'ho notato. Ha ripreso colore ed una volta entrati in astanteria, tutti i valori sono buoni, "colpa dell'aria condizionata", esordisce il medico di guardia, "si che ha preso qui qualche ora fa" dico io con la mia aria da saccente, mia madre mi fulmina con lo sguardo. Un infermiere lo riconosce, e pensa sia di nuovo con mia nonna, l'antidolorifico fa effetto, e ritorniamo a casa. Sta meglio, ma io non mi sono calmata. Come ho fatto a pensare che la mia felicità potesse dipendere da qualcuno che mi ha disprezzato? Ci sei stato non ci sei più! Come faccio ancora oggi a rattristarmi se ho una delusione sentimentale?
Nella vita abbiamo bisogno di amare, e di essere amati, io ne ho un bisogno viscerale. Un mio ex mi disse, "mi hai insegnato che si ama col cuore prima di tutto, ma non devono mancare le parole, i gesti e le dimostrazioni, si ama anche con le parole". Io ho questo bisogno, il mio stare sola per tanto tempo è arrivato al capolinea, ma stanotte ho imparato che troppe cose cambiano in pochi minuti per stare lì a meditare troppo sul passato, il passato ci insegna a comportarci nel futuro, ma non ci governa. Dopo 14 lunghi anni so che mai più cambierai il mio umore... Quello di te che mi resta è il ricordo di un bambino grassoccio, con un completino da calcio, quella sera di fine giugno... Nessun uomo cambierà più il mio stato d'animo, vivrà con me se lo vorrà ma non vivrà di me...
ps la foto è volutamente sfocata...

lunedì 18 luglio 2011

L' afa va via...


A19 Palermo-Catania, direzione Catania ed Acireale. Appuntamento allo svincolo, tutti e tre modalità cerimonia, e una persona ci chiede "matrimonio?", noi sorridiamo ed evitiamo di raccontare il motivo per il quale alle 18,00 ci troviamo imbellettati pronti a fare 180 km all'andata e 180 (forse di più) al ritorno...
Stavolta ritorno passeggera, addirittura vado sul sedile posteriore, ma non mi lamento, non ho molta voglia di osservare oggi, nè di parlare, quindi va benissimo. L'autostrada inizia a scorrere, e ci ritroviamo nelle campagne ennesi dopo poco. La guida di Benny è sicura, non va troppo veloce, non esagera nei sorpassi, ha solo il brutto vizio di camminare a sinistra anche se non deve superare, ma del resto l'autostrada in quei tratti è deserta. Parlicchiamo un pò tutto, qualche battuta e qualche ricordo di Distrettuali, ma io guardo fuori, e quell'infinito niente, che vedo attorno a me, mi stringe il cuore e mi fa diventare gli occhi lucidi. Sono persa tra quelle colline aride e secche, sono Io, ogni tanto una casetta o qualche chiazza verde ma per il resto è tutto vuoto. Intanto la radio suona qualche canzonetta, e preferisco iniziare a cantare. Poi Benny propone Ennio Morricone, e quelle strade se è possibile diventano ancora più struggenti, non vedo l'ora di uscire da questa autostrada ed arrivati a gelso bianco quando ci mancheranno circa 30 Km chiedo a Benny di accellerare, la risposta di Totò è, chiaramente, " tu hai sempre premura". Il Navigatore ci inizia a guidare per una frazione di Acireale, e quasi senza intoppi arriviamo alla meta. La cerimonia lunghissima, 2h30, riesce ad interessarmi di nuovo, vedo volti di amici sorridenti per il lavoro svolto, ed altri propositivi per quello che andranno a fare. Ed ecco che il Leo ritorna ad emozionarmi, a perdermi in quei discorsi, in quelle emozioni, che sento di aver vissuto, e mi ritrovo a sorridere finalmente!
All'una di notte ci mettiamo in macchina per tornare indietro, io mi addormento al casello autostradale, non dormo mai in macchina la notte, anzi tendo a parlare e a tenere sveglio il guidatore, ma non voglio rischiare di perdermi in quei pensieri angosciosi, voglio godermi il momento di serenità che questa serata mi ha dato. Mi risveglio in un'autogrill qualche km dopo e sento che c'è qualcosa che non va, ma non capisco cosa, ripartiamo e 10 km dopo un urlo... Abbiamo sbagliato direzione... A questo punto le scene diventano tragicomiche, svoltiamo per strade stali chiuse, Benny, ormai fuma una sigaretta dietro l'altra, ci siamo praticamente persi... A quel punto mi sveglio e faccio ritornare la "tom tom" che c'è in me. Totò continua a dire "ma io l'uscita non l'ho vista", in tutto questo sono le 2,30 di notte e noi dobbiamo ancora fare 150 Km!!!
Riusciamo a rientrare in autostrada, e dopo questi 60 Km in più ci sentiamo sollevati! Forse bisogna perdersi per ritrovarsi come dicono in molti. Io dal canto mio non ho idea, come oggi non ho idea di molte cose. Del resto ogni persona è un soggetto a sè, non c'è una regola od un codice comportamentario, io sono dell'idea che se una cosa la si vuole la si deve prendere, che pensare e non agire è da codardi, ma quante volte io ho agito invece che pensato? Poche forse, alcune scelte mi sono state imposte, in altre mi ci sono deliberatamente persa. Arrivo a casa ed il sonno è passato, arriva dopo una 30ina di minuti per essere turbato dagli operai fuori casa mia qualche ora dopo, forse meglio restare svegli e fare qualcosa in questa splendida giornata di Luglio dove l'afa sembra sparita... E che non sia sparito anche altro dentro di me?

sabato 16 luglio 2011

Chissà dove mi porterà questa marea...


"L'autostrada scivola veloce, sto mangiando quel gelato che ti piace...chissà dove mi porterà questa marea..." Recitava così una canzone degli Articolo31 che soleva accompagnare le mie estati da ragazzina.
Stamattina la sveglia ha suonato troppo presto, dopo 4 ore di sonno, a causa di mojito e champagne, e del caldo, devo essere bella e pronta, per un appuntamento di lavoro. Dopo il caffè di papà, mettersi in auto non sembra più così tragico,e parto alla volta di Mondello.
L'aria è ancora sopportabile sono le 9,30 di un sabato mattina di luglio, e il resto del mondo non sembra stare in autostrada, ma sembra dormire o essere a mare. L'A19/20 è mia, tutta, provo a non distrarmi, alzo il volume della radio, e ascolto quello che passano le stazioni, mio fratello ha fatto razia di cd durante la mia assenza. Qualche canzone estiva che mette il buonumore, e qualche vecchio successo. Passano "Estate" dei Negroamaro, qualcosa di James Blunt, e Bruno Mars. Il piede è ben deciso sull'accelleratore e a quel punto eccoli lì i miei pensieri. Ieri non ho avuto molto tempo per starci a pensare, ma oggi non posso scappare. Gli stessi scatti di una stessa scena, continuano a confondermi. L'estraneità a quello che mi circonda si fa spazio tra tutto. Mi pongo una domanda, e preferisco non sapere la risposta, farebbe troppo male ed in questo momento non ne ho bisogno. Passo spavalda da un Autovelox segnalato da circa 3 anni, ma che a quanto pare non ha mai funzionato, il limite è a 100Km/h e io passo a 120Km/h, niente di eccezionale, ma ho voglia di fare la spavalda. Guardo l'orario al mio ingresso a Palermo, sono il largo anticipo, decido di non continuare con Viale Regione Siciliana ( via che passa palermo in modalità autostrada e la collega a Trapani) ma di prendere dal centro, di attraversare Palermo. L'idea è ottima dato che a quell'ora è praticamente deserta. Palazzo dei Normanni, la Cattedrale fino ad arrivare a Piazza Politeama si scagliano davanti a me, e le strade sembrano essere a mia completa disposizione, ammiro la città dormiente dopo il Festino di Santa Rosalia, e ne rimango affascinata, ammiro le piazze specchio di quella Sicilia che ti sorprende e preoccupa. L'aria condizionata è messa bassissima, voglio sentire il tepore del sole, la prima scottatura inizia a soffriredi questo solo che già alle 10,00 sembra molto caldo. Lo spettacolo vero e proprio si presenta ai miei occhi appena entro nella così detta "Realtenuta" in viale Regina Margherita, gli alberi chiudono la strada e l'ombra fa da conforto a quella strada che finisce dritta a mare, passando per quelle ville che negli anni 20 erano la massima espressione dello stile liberty e della bella vita estiva palermitana. Adesso nobili non ce ne sono più, e Mondello rimane centro di divertimento della Palermo In. A me non mi è mai piaciuta quella spiaggia, troppo larga con troppe cabine e senza intimità. Ho sempre preferito Cefalù, e non sono mai stata una frequentatrice assidua di Mondello, ma devo ammettere che un pò di allegria te la da. Ragazzi con le bici e donne in pareo, bambini con i braccioli, ed un tipo che vende le pannocchie.
Mi dirigo al luogo dell'appuntamento, dopo due ore esco abbastanza soddisfatta per l'impresione data. Sembravo del tutto entusiasta di partire venerdì, ho mostrato tutta la mia competenza in materia, e i genitori dei ragazzi che accompagnerò avevano tutti un sorriso stampato in faccia!
Esco dalla villetta compiaciuta, una cosa è certa parto di malavoglia forse, ma sono la più competente al momento di Vacanze studio in Inghilterra (ritorna la mia palese immodestia).
Sono riuscita far vedere la parte di me che più stimo, anche se mentre parlavo qualche flash di scena mi arrivava.
Risalgo in macchina, metto su i miei Rayban e stavolta sono costretta a prendere tutta viale regione, sterile strada con le diverse uscite palermitane, il limite è un'utopia (70Km/h) penso che non lo rispetti nessuno, stranamente non è trafficata, e raggiungo l'autostrada in poco tempo. Faccio le curve che mi separano dal tratto panoramico del mare, che dura fino all'imbocco di casa mia, velocemente ho bisogno di guardare qualcosa che mi dia senso di infinito. Lo vedo respiro e scoppio a piangere, e vorrei che qualcuno mi fermasse. Vorrei che arrivasse a dirmi ti fidi? Vorrei potermi fidare di tutto, invece mi sono trasformata nella diffidenza fatta persona. Vorrei che tutto potesse essere come la mia macchina, semplice e non pretenziosa. Prendo lo svincolo dell'autostrada tentando di fermare i singhiozzi, il mare oggi è un'pò increspato, e io non distolgo gli occhi dalla mia sinistra. Se non fossero le 13,oo mi fermerei li sola, a guardarlo e aspettare una risposta, ma adesso non posso. Ci sono favole che non vanno raccontate, segreti che teniamo per noi, e che riapriamo ogni tanto solo per vedere se hanno mutato il loro posto dentro di noi, ma ci rendiamo conto che non lo hanno mai fatto. Ci sono cose, luoghi e persone che entrano dentro te nel giro di qualche millesimo di secondo, così quando non l'avevamo calcolato, poi vanno via veloci delle nostre vite, ma quel posto lo mantengono, ci sono persone che stanno accanto a te da una vita e quel posto non se lo sanno guadagnare. Stringo i denti e penso che, tra una ventina di giorni magari la vivrò diversamente e sarò entusiasta di come siano andate le cose...
La solita strada di campagna e il parcheggio di casa mia, arrivo e respiro forte, ce la farò come sempre del resto...

venerdì 15 luglio 2011

GUIDO IO!!


Finalmente l'ho guidata, la mia Tinetta, stava li ad aspettare che arrivassi! Uscita dal cancello di casa mi preparo ad affrontare la mia stradina di campana, qualche tornante mentre sto al telefono, credo che sia l'unica infrazione che faccio alla guida, e poi il semaforo del San Leonardo, la più grande seccatura per chi deve entrare in statale! Guardo il suo rosso e penso "e se passassi??" non ci sono macchine, ma poi quel pensiero spavaldo va via dalla mia testa, e mi ritrovo a fare uno squillo a Chiara per dirle di scendere. Direzione cinema, direzione Harry Potter, e l'appuntamento allo svincolo autostradale con il gruppetto do potteriani mi fa sentire un fantasma! Sono tutti nerissimi, ed io ancora niente mare, nonostante lo guardi dalla mia terrazza ogni giorno!
Mi chiedono di posare la macchina e andare in macchina con altri, la mia risposta, quasi un urlo mi viene fatto notare poi, è "VOGLIO GUIDARE IO", e così è... A19/20 direzione Palermo, l'aria condizionata che mi secca la gola, e un chiacchiericcio sul film. La mia mente vola, fa salti allucinanti, guarda tre macchine avanti come qualcuno le ha insegnato, e pensa. Pensa a quanto poco potrà godersi questi momenti e pensa alle scelte fatte qualche ora prima.
Lo stomaco sobbalza più volte, perchè ormai la scena in testa è una sola, la scena si accosta all'areoporto di Heatrow. La domanda che mi viene fatta è, "ma che hai? come stai?" e la risposta di oggi è "ho mal di testa". Non riesco neanche a spiegare quello che ho, e forse per una volta lo tengo per me, non mi va di condividere, mi basta riviverlo dentro per avere la certezza di non aver sbagliato, ma questo non basta a lenire il mo "mal di testa"!!!
Arriviamo alla multisala, ed in perfetto stile americano ci riempiano le mani di Pop-corn, cocacola e caramelle! Io preferisco i cinema piccolini, quelli che ormai stanno solo in paese, una sala uno spettacolo e il posto te lo scegli tu in base a quello che vedi in sala... Qui sembra di stare invece in un posto asettico, dove tutto è calcolato e la fila che si crea ha anche poco senso dato che abbiamo tutti il nostro numeretto!!! Mi ricredo parzialmente su questa mia concezione di cinema, quando vedo i posti che Nino ha scelto, semplicemente perfetti, e la sala merita, provo a spegnere il cervello e a guardare solo le immagini in 3D. Ci riesco, quelle 3 ore hanno lenito i miei pensieri, che adesso si mettono in ordinata fila prima di essere esaminati. Devo dire che il mal di testa è arrivato veramente, e preferisco tornare a casa. Autostrada di ritorno, il piedino schiaccia un'pò troppo, soprattutto nel rettilineo di Altavilla leggermente in discesa. Totò al mio fianco accenna al suo tipico "araciu" (piano in sicilianao) e decidiamo di abbassare i finestrini, uscendo dallo svincolo, l'aria umida invade tutta la macchina, sa di mare e di salsedine. Profuma di libertà e non fosse per quel mal di testa, reale stavolta, proporrei un bagno in nottura.
Ho guidato io, forse male, forse non come le altre volte, si cambia in un mese? No, credo che basti poco per ritornare alla normalità e basta volerlo soprattutto. Ho una settimana per godermi tutto qui, ho una settimana prima di arrivare in areoporto, ci sarei dovuta andare cmq quel giorno, ma le cose cambiano nel giro di poche ore, e certi treni (arei) andrebbero proprio presi.
Il mio pensiero di oggi deve essere uno solo, il mare... Preparo la mia borsa, e metto dentro gli occhialini, ho voglia di nuotare tanto, come quando ero piccola 3 colpi di rana bastavano a farmi dimenticare tutto, anche se mi domando che pensieri avessi.
Riguido io, voglio farlo d'oro in poi... voglio decidere e tornare me stessa. Manca poco, e un tuffo sicuramente aiuterà...

mercoledì 13 luglio 2011

Destinazione... LA MIA!!!


Ore 8.30 Roma, un'afa che fa paura e un'umidità tremenda, spingo la mia valigia rossa su per Via Jenner, un'ultima volta, direzione TRAM 8! L'aria condizionata è perfettamente inutile, e le tre fermate che mi separano da Stazione di Trastevere mi sembrano lunghissime, sono strettissima con i tempi, e io di solito per prendere un areo mi calcolo un largo anticipo! mi piace fare tutto con calma, fumarmi una sigaretta prima di entrare nel Terminal, prendermi un caffè e un cornetto dopo i controlli e fare un giro per i negozi. Stamattina questo no! Treno in ritardo, carta di credito smarrita, e scale mobile rotte mi hanno fatta arrivare al ceck-in distrutta! Non posso neanche ostentare eleganza e aria di circostanza, come faccio sempre in areoporto... sono un disastro.
Miracolosamente la valigia è ok, ai controlli il bagaglio passa e noto l'occhiata di un addetto alla sicurezza, gli sorrido, mi ricompongo e vado al gate, fila interminabile, mi giro verso le vetrate di Dolce e Gabbana di fronte al C8, imbarco che avrò preso almeno 20 volte in questi 10 mesi, sempre lo stesso areo allo stesso orario, e mi vedo... Mi ritrovo a sorridere perchè mi sento bellissima! Mi vedo bella, e per me che non adoro guardarmi allo specchio diventa una sorpresa, scosto i capelli prima e mi metto su dritta con la schiena poi, e mi vedo bellissima.
Che mi sarà successo??? Un attacco di vanità mai avuto prima? Un ragazzino di 10 anni mi guarda chissà se mi ha preso per matta. Prendo la borsetta e mi metto il rossetto, mi sto chiaramente pavoneggiando ma chi se ne frega??? Una volta ogni tanto ci vuole! L'assistente di volo è qualcosa di meraviglioso, flirto un pò con lo sguardo spavalda, ma poi gli scoppio a ridere in faccia e ritorno in me! Mi seggo vicino al finestrino, ancora caldo avvilente, poi si decolla, chiudo gli occhi e sorrido, sorrido perchè adoro decollare, adoro quei 10 secondi di vuoto e di incertezza, che ti fanno dimenticare tutto. Guardo un'pò dal finestrino ma il cielo è troppo limpido per raccontare qualche storia ed io ho sonno, dato che ho dormito solo 3 ore. Mi sveglio appena sento l'areo scendere giù e virare a sinistra, lo avverto proprio, apro gli occhi e guardo dal finestrino, e rido di gusto a voce alta! Vedo Terrasini e Cinisi, vedo il mio mare, la spagnola di fianco a me prova a sporgersi e io le faccio largo per farle ammirare la mia terra. Rido quasi commossa, e guardo lo stupore di chi atterra per la prima volta a Palermo, in quell' aereoporto maledetto, voluto lì da quella mafia maledetta, ma vedere il mare a pochi metri dall'alto, come se si atterrasse lì, in quelle acque azzurrissime ed oggi calmissime, mi fa ridere sempre e oggi più degli altri giorni. Arrivo prendo la valigia e c'è mio padre, i capelli mi sembrano più bianchi, ma il suo fisico da trentenne non lo tradisce mai, e mi stupisce con un abbraccio! Lui che non è così avvezzo a dimostrazioni di affetto mi stringe, e mi parte la lacrimuccia! Salgo su quella macchina che lui ama e odia... Ama perchè è comoda odia perchè da vecchio alfista una 7 posti non l'accetterà mai! Mi parla di casa, mi parla di mio fratello e della mamma, è stranamente loquace, andiamo a prendere il pane e arriviamo a casa...
La mia strada oggi non mi ha tradito, mi ha portato dove volevo arrivare, il mare mi sorrideva, e abbassando lo specchietto mi rivedevo bella.
Nella mia vera stanza, anche se notevolmente cambiata, mi sento io... Libera di piangere, ma di vedere un bicchiere mezzo pieno. Felice perchè oggi il mio cuore batte fortissimo, ed il mio sorriso è ampio, mi vedo bella, e mi piaccio...

martedì 12 luglio 2011

Addio strade romane

Un campo di battaglia, ecco cosa ho davanti. Un caos di dimensioni cosmiche, che prende forma in scatole a pois categoricamente rosa!!! 10 mesi di vita in una camera di 16mt2, e ci va tutta questa roba??? La mia valigia pesa sicuramente più di 20 kg... Vedo già nella mia mente una furiosa lite al banco della Easyjet, ma in questo momento è meglio non starci a pensare!
I pensieri ormai sono diretti tutti alla mia Sicilia, mi rendo conto di non poter desiderare di più.
Un pò vorrei scappare, un pò mi pento di non aver scelto anche quest'anno Londra. Pensavo di avere di meglio da fare, e dopo 10 mesi fuori da casa, un altro mese sarebbe stato insopportabile.
Guardo dalla finestra la strada che stanno riasfaltando, io parto e cancellano i segni mi viene da pensare.
Quanti pacchi ho chiusto oggi? Una decina circa, e forse qualcosa in più...
La mia valigia rossa contiene i miei ingredienti per l'estate, e vorrei contenesse anche i miei sogni, ma in questo secondo non ricordo più quali sono...
Che strana sensazione, bella e spaventosa uguale, la testa che ti scoppia e la senti tra le nuvole,e i pensieri litigano tra loro, tanto da non distinguerli più. Se mi fermassi a sistemarli scoppierei in un pianto a dirotto, e non voglio.
Non voglio cedere a spiacevoli isterismi, non voglio fare la capricciosa, voglio passare l'ultima serata a Roma degnamente! Magari anche bevendo un pò di più, dato che qui non ho mai bevuto quel bicchiere di troppo... Ecco devo tenerlo a mente stasera al ristorante...
Che cosa altro non ho fatto a Roma? Ma forse nulla di particolare, niente serate pazze, ma ho passeggiato tanto... E quanto ho osservato? tantissimo...tutto ogni particolare.
Stasera è l'ultima sera, nella mia stanza che è ritornata spoglia come il primo giorno, dove non c'è nessuno a sorridermi dalle pareti, dove la tenda rosa è stata staccata, e l'armadio è vuoto... Tutto è vuoto, come me del resto...
Ma domani un'altra strada, una conosciuta, molto bene, che saprà darmi quello di cui ho bisogno, senza sorprese, la strada che mi permetterà di costruirmi attorno quello che fino ad un mese fa, stava li al suo posto. Già domani sera una cena Leo, e gli inviti dei miei amici fioccano in giro per la Sicilia, e non vedo l'ora... Tutto ritornerà come doveva e deve essere, basta solo che questa serata e questa notte passino in fretta!
E io avrò imparato qualcosa di nuovo...sempre e comunque...

domenica 10 luglio 2011

Viaggi non fatti e strade intraviste... con il cuore petulante!


Mi è capitato di pensare che sarebbe bastato un viaggio per risolvere tutto.
Quella mattina avevo deciso, salgo in macchina e gli spiego tutto, che importa quanti Km devo fare, che importa se piove.
Avevo pensato al treno ma la macchina mi era sembrata la soluzione migliore.
Avevo passato la notte a non dormire, non riuscivo a prendere sonno, ero decisa. Volevo vedere dove viveva, sarei arrivata in tempo per vederlo tornare da lavoro. Gli avrei dato un bacio e tutto sarebbe tornato come prima. Di questo ne ero certa, e i miei occhi sbarrati preparavano la scena,
la scena del mio film. Intravedevo nitidamente la sua faccia basita, ma pur sempre sorridente, i suoi occhi che si stringevano a fessura, mentre al sua bocca si allargava in un sorriso, e vedevo quello sguardo, forse il primo che mi aveva fatto sentire donna, il primo che mi sussurrava rispetto, il primo che lasciasse trasparire tutto il non detto. Vedevo la sua espressione a ogni mia parola, sembrava avesse capito tutto, sembrava avesse compreso il mio disagio e l'avesse trovato unico. Ma all'una di notte squillo il mio cellulare. Quella voce mi aveva sempre rassicurato, anche durante le nostre liti ed incomprensioni, riuscivo a sentire un qualcosa di familiare, un' inflessione allegra, tipica di chi vuole mettere sempre tutto a posto.
Tutte le sue parole mi colpivano e mi facevano innamorare, nel momento in cui lui stava decidendo di interrompere la nostra relazione, io finalmente dopo anni mi innamoravo. Sentivo già da allora che mi stava proteggendo, mi spiegava con calma i miei capricci e riusciva a farmi ragionare. E quella calma nella sua voce, calmava anche me, come una droga. Più mi spiegava i motivi che non ci avrebbero mai visti come coppia, più io mi innamoravo. E più mi innamoravo, più capivo che aveva ragione.
Mi disse che io ero il suo corrispettivo femminile, che mai aveva trovato qualcuno che lo spaventasse tanto, e che ero stata la prima a rifiutarlo. Non poteva permettersi di innamorarsi di me perchè richiedevo troppe attenzioni e lui non ne aveva. Mi disse che non dovevo crescere in fretta per colpa sua, e che sarei dovuta restare ancora così per un pò. Ringraziava il cielo di avermi messo nella sua strada e si augurava di non perdermi mai. Ed io quella notte, innamorata e convinta di tutto ciò che mi diceva, nonostante mi mancasse il fiato per dire quello che veramente volevo io, gli credetti.
Chiudemmo quella telefonata e io capii che non ci sarebbe stato più un bacio, e decisi di non fare quel viaggio. La mia macchina, l'indomani mattina, non partì verso di lui. Presi Stefania e andammo a palermo, piansi fino a seccarmi la gola, e mentii a me stessa dicendo che sarebbe andato tutto a posto. Decisi di ascoltarlo, di fare come voleva lui, di rimanere nella sua vita comunque, decisi che quello sguardo non l'avrei mai e poi mai dovuto perdere! Quello sguardo di stima e rispetto, di tenerezza che ancora oggi riscalda il mio cuore.
Quel viaggio non l' ho mai fatto, ma verso di lui ne ho fatti altri. Li ho fatti quando ho avuto paura per lui, quando ho capito, a distanza di anni, il perchè io non dovessi crescere. Tutto si è placato adesso, adesso tutto è come lui aveva predetto. Quei Km non percorsi, mi hanno fatto innamorare, e che importa se ho sofferto? Mi sono sentita viva! Io so che mi ha amato, so che per qualche istante ce l'ha messa tutta!
Ma delle volte alcune strade non devono essere percorse e basta, nonostante appaiano dritte, semplici, senza rischi, non devono essere percorse. Nonostante non ci sarebbero state salite, nè pioggia o grandine a fermare il nostro cammino, quella strada l'abbiamo solo intravista!
La voglia di strade nuove adesso è irrefrenabile. Voglia di usare la mia macchina, e tra qualche giorno non essere più soltanto passeggera... ma guidare.
Nel turbinio di pensieri mattutini, con la voglia di essere da tutt'altra parte, ma con l'impossibilità nel muovermi, penso, penso a quanto ho amato, parecchio, e a quanto ho voglia di amare...
Trattengo me stessa dal fare sciocchezze, e riprovo un magone in gola... Segno che forse, nonostante abbia deciso di non percorrere molte strade, una, quella giusta, la dovrò percorrere!


venerdì 8 luglio 2011

Petulando trovai un tesoro...

L'Autostrada PA-ME scorreva veloce, all'andata, nel mio abito da cerimonia, stavo a destra nella mia posizione preferita, gambe incrociate girata verso destra a guardare fuori dal finestrino. Una delle prime follie Leo (il nostro Velocissimo ma Inconcludente l'ha citata già), 360 Km per una Charter, ovvero una cena tra amici. Amici che ancora non mi erano entrati nel cuore, conoscenti di un mondo che mi aveva iniziato ad affascinare da poco più di un anno... Ricordo la battuta del ragazzo dietro, il vecchietto del gruppo, "noi ci abbiamo messo un pò prima di inizare con le pazzie Leo, tu sei stata un fulmine!!!". Mi sentii onorata da quella frase, non era una pazzia per me, era andare incontro a qualcosa che mi aveva ripresa dal limbo nel quale mi ero rifugiata. Iniziai così a parlare, a quel guidatore, iniziai a raccontare qualcosa di me e lui qualcosa a sua volta. Lo vedevo come un ragazzetto troppo cresciuto ma con le idee chiarissime. Potevo aprirmi, e lui mi spiegava tutto ciò che per me era ancora ignoto in quel mondo, ma che diveniva ogni istante più familiare chiaro e nitido. Tutto quel linguaggio fatto di statuti, area operative e strane sigle iniziava a delinearsi chiaro. Ricordo quella cena, ricordo anche di aver incontrato uno sguardo e forse di non averlo dimenticato da allora. Ricordo in viaggio di ritorno con la musica rigorosamente bassa, i nostri due compagni che dormivano nei sedili posteriori. Il litorale tirrenico di notte è meraviglioso, e quell'autostrada fatta ancora di buche e interruzioni, sa rendergli merito; passando leggevo i cartelli che non mi erano molto familiari ma che lo sarebbero diventati da li a breve. E in quei paesini abbiamo poi, negli anni, fatto progetti, pianto, vissuto ricordi, ci siamo innamorati, e disillusi, abbiamo fatto finta di stare bene per una sera grazie ad un bicchiere di vino, siamo cresciuti... E quelle auto ci hanno accompagnato, ci hanno visto parlare di tutto, del mondo Leo, dei nostri progetti lavorativi, dei nostri amori, dei miei più complessi e dei tuoi da ragazzo, dei tuoi capelli che dopo un pò si impara ad interpretare a secondo della forma del riccio.

Quella sera la ME-PA scorreva lenta, ci fermavamo in un'area di servizio così che tu potessi prendere un caffè e io fumare una sigaretta, ci guardavamo e ci studiavamo, chissà se sapevamo che un giorno saremmo diventati inseparabili...
La strada ci ha unito, ed il Leo ha saldato per sempre le nostre vite amico mio, sono fiera di ogni tuo passo come tu lo sei del mio.
A te che sei una delle mie certezze auguro di essere grande come lo sei già stato... e da stanotte ancora di più.

mercoledì 6 luglio 2011

Petulando arrivano novità... e si petula nel panico!


Passeggera di un Tram, insieme ad un centinaio di persone, nell'afa romana, con l'aria condizionata che distrugge la mia gola inesorabilmente, qualche ora fa gongolavo all'idea di fare una bella figura all'esame. Del resto io sono così, se non ho paura di una cosa, o se sono cosciente delle mie capacità gongolo e pecco raramente di falsa modestia. Se so di essere la migliore in una cosa non ho paura di confronti o altro... Presunzione? Penso di si, ma dato che è circoscritta ad alcuni ambiti non l'ho mai vista come un difetto, ma come un punto di forza.
Ricapitolando, ignara di come sarebbero trascorse le 3 ore seguenti pensavo alla Città e al fatto che tra una settimana starò sdraiata al sole della mia dolce Terra.
Ma è quando si abbassa la guardia, quando si pensa di avere un programma che tutto può cambiare... La vita è quello che succede mentre siamo impegnati a fare altri programmi, diceva qualcuno, e allora arriva la botta! Botta di c...Bip o no è ancora da vedere.
In seguito ad una telefonata, mi sono chiesta realmente ma Io da grande che cosa voglio fare? La ballerina dicevo a 6 anni, la pianista a 10, a 14 iniziavo ad essere confusa. Ha 18 sono passata dall'odontoiatria, alla magistratura, all'insegnamento in 15 giorni!!! E adesso (non dico l'età perchè non è elegante per una signorina...) cosa voglio fare?
L'insegnamento ce l'ho nel sangue, lo desidero come se questa professione scorresse nelle mie vene. Lo desidero ma più lo faccio, più aumenta la trafila, più la strada del privato è la più semplice, e la precarietà aumenta. C'è da fare un mea culpa e dire che, un'pò di tempo l'ho perso in giro a petulare, e forse adesso è tardi...
Poi penso, avrei anche voluto fare l'assistente di volo, ma se per fare la Pilota mi mancano 2 gradi di miopia, per l'Alitalia mi mancano 3 cm. Frustrante penserete voi... si abbastanza.
Voglio tradurre libri, leggere tutto quello che posso e realizzare una traduzione di Jane Austen di Orgoglio e Pregiudizio, e magari tradurre sceneggiature, ecco cosa più fattibile, ma se finissi in uno sterile ufficio a tradurre foglietti illustrativi?
Ecco, è sempre stato così il mio futuro lavorativo, so fare e voglio fare un'pò di tutto, (ritorniamo alla spiccata presunzione), ma forse niente in particolare, e lì resto fregata.

Altra cosa che mi è sempre capitata, partire quando non voglio e restare quando voglio evadere. La mia compagna di blog, si chiedeva delle persone incontrate nella sua vita, io invece mi interrogo su quelle che non ho incontrato perchè ero persa da qualche parte nel nord Europa a fare finta di vivere la mia vita al meglio. Lui l'ho anche un'pò perso per questo, perchè per un giorno ho preferito il lavoro, la botta di testa del parto e vado a fare un'esperienza piuttosto del, resto qui e tento il tutto per tutto. Lo avrei perso cmq, ma lì per lì è stato più facile partire, sentirsi dire "brava vivi la tua vita al meglio", quella facilità che mi faceva tornare con una valigia piena di cose nuove ed eccezionali, ma col peso di non aver vissuto quelle cose vecchie e semplici che avrei dovuto.
Voglio scendere giù a casa, con ogni fibra del mio corpo desidero vedere le facce che mi sono amiche, dormire sul mio letto, guardare la mia collezione di bambole di pezza e orsi di peluche (non sono così grande poi), voglio battibeccare con mia madre, cambiare il canale TV a mia nonna, prendere in giro mio fratello e guardarlo con occhi innamorata, voglio fare un bagno a mare, e un giro in canoa, voglio mangiare 3 gelati al giorno, la sera farmi bella ed uscire...
Potrei restare qui a conquistare il mondo, potrei ma chi lo sa...
Fortunatamente il tram è arrivato alla fermata di casa, scendo con la testa che mi fischia talmente tanti sono i pensieri. Apro la porta di casa e scende una lacrima, perchè oggi tra un misto di euforia e paura programmo una strada che forse non mi appartiene...
L'inconcludente si domanda del dopo, un dopo che cmq c'è, solo che forse non è proprio corrispondente ai sogni di una bambina....

p.s. Se proprio devo essere sincera da grande volevo fare la PRINCIPESSA!!!


martedì 5 luglio 2011

Sogno o son desta? son desta e petulo...


Ci capisco poco di macchine, so solo che ci sono quelle belle che mi piacciono, e quelle brutte, quelle che fanno più rumore, quelle che il loro rumore è poesia, quelle diesel, quelle benzina (come la mia che consuma tantissimo)...
Così come ci sono piloti e piloti... Piloti che rispettano la macchina, altri che, come me, se ne fregano e la settimana dopo averla comprata bucano il sedile con una cicca di sigarette, rovinando la tepezzeria.
Data la mia noncuranza volontaria delle auto, Vi sarà facile comprendere, cari lettori, il sogno che ho fatto.
Esco di casa, ormai da più di un anno vedo passare solo carretti, nessuna bella macchina, nè dentro nè fuori, nessuna tapezzeria interessante, niente di niente, ormai non soffro più questo piattume, mi sta bene e ci convivo.
Che importa se perdo qualcosa, fino a quando la mia cintura di sicurezza è ben stretta, e i copricintura di Hello Kitty (non ridete please), mi fanno l'occhiolino?
Esco di casa e ci sta la più bella delle macchine, la più desiderata, diciamo una Ferrari, non so di che tipo o cilindrata ma, nell'immaginario collettivo, è lei la più bella e la più veloce.
A quel punto anche a me, che di auto ho smesso di capirci da secoli, quella macchina stuzzica la fantasia, e la guardo, la osservo, non la tocco perchè ho paura di graffiarla, non accendo nemmeno la mia sigaretta per paura di rovinarla, per qualche minuto non ci monto sù nonostante sia targata CHIARA. Poi mi dico, ok perchè no? Un giretto potrà mai farti male?
Salgo, metto la cintura, come una bimba guardo tutti i pulsantini, ammiro gli interni in pelle, e poi vedo la chiave, a che ci siamo giriamola no?
Rimango affascinata dal rombo del motore, e decido di partire, ma va veloce. Mi preoccupo un pò, ma dopo il primo Km mi rilasso e mi faccio trasportare, spingo l'accelleratore a 200km/h, la strada è un rettilineo tranquillo, la macchina è tutto quello che voglio, a quel punto sono libera di correre, all'impazzata. Prima curvetta, cacchio non è che l'abbia presa benissimo, penso tra me e me, e mi metto a pensare ad un vecchio catorcio, intanto la Ferrari continua a trascinarmi e spingo l'accelleratore, 230Km/h, "cavolo la strada inizia ad essere piena di buche, e io non so guidare questa macchina", penso, ho sempre più paura ma il piede non riesco a staccarlo, provo a scalare di marcia ma ... la macchina non la controllo più va a sbattere e io mi sveglio...
Mi sveglio tutta sudata, e spaventata come si fa quando si ha un incubo, voglio guidarla quella Ferrari/Lamborghini/Maserati o che so io... e forse la lunga strada mi condurrà dove voglio io...

PS Riferimenti a fatti cose o persone sono assolutamente non casuali, e vorrei tanto che la Ferrari non si trasformasse in un'utilitaria che so guidare bene, ma che rimanesse Ferrari...

domenica 3 luglio 2011

Petulanti Pensieri lungo una strada di campagna


Quella piccola strada di campagna la conosco bene, potrei farla ad occhi chiusi ed evitare buche e prendere il lato giusto delle curve, riuscire a sentire una macchina che viene dal lato opposto e sapere quando fermarmi, sentendo il profumo della zagara dell'Ulivo, o l'odore acre del maneggio. Quella che è la strada di casa mia è ancora la strada delle mie paure... Una volta superata "la stradella" che arriva dritta dritta alla casa che amo, quella strada diventa anche la nostra, la strada che 13 anni fa percorrevo con innocenza, la strada che adesso ancora mi spaventa. Per 3 momenti all'anno ti penso, Natale, Pasqua e l'inizio dell'estate. Passo da quel posto velocissima, ogni volta, rischiando di fare un frontale con qualche macchina lì vicina, ma se per qualche strano motivo rallento, arrivo a fermarmi con il motore della macchina si ferma anche il mio cuore, e non fa a meno di ricordare. Sorride prima al pensiero dei nostri ricordi quasi infatili, si spezza poi a pensare a come è finita... Ogni tanto appare un tuo segno, cosa che odio perchè mi trova impreparata, perchè quando ho dimenticato che esisti, ed ho dimenticato anche di odiarti, basta una foto a ricordarmi che quella strada non l'abbiamo mai percorsa dentro di noi, che ci siamo fermati alla prima buca, che ti sei fermato alla prima deviazione, hai preferito far finta che io e quella strada non fossimo mai esistiti...
E mentre ascolto una canzone che cantavamo a squarciagola su un motorino che a mala pena ci reggeva tutte e due, ti ricordo piccolo, tenero buono e pieno di speranze. Ma poi riguardo quella foto di oggi e ti vedo più brutto, e come se fosse un ritratto di te non mi piaci più. Mi hai lasciata brutta, brutta dentro, e forse pure fuori perchè ero disperata, non pensavo ci fosse altro oltre quella strada, non pensavo ci fossero le autostrade e le superstrade. Qualcosa è cambiato dentro di me, da quando quella strada non l'hai voluta percorrere. Ho preso altre strade, ho fatto esperienze, e sono cresciuta. Alcune strade sembravano non portare a niente ed invece si sono rivelate le migliori, altre fin troppo facili hanno svelato presto la loro natura di "strade sbagliate". Una cosa me l'hai lasciata sai? Mi hai lasciato addosso la paura, quella che per molto tempo mi ha lasciato addosso la paura di guidare, di guidare la mia vita, e la paura di guidare troppo lentamente, e quindi premo veloce l'accelleratore per arrivare fino alla fine di quella strada, corro per evitare che qualcuno devii o si freni e mi freni come hai fatto tu...
E allora spero che un giorno qualcuno mi insegni a guidare, nè troppo forte, nè troppo piano, nè da mera spettatrice/passeggera come tu hai preteso più volte. E spero tanto un giorno di vedere un tuo segno e non ritirarmi spaventate e pensierosa, riuscendoti a ricordare come quello che eri da piccolo, e non come quello che sei diventato...

venerdì 1 luglio 2011

Petulante Febbricitante


Cosa succede quando ti trovi ad avere la febbre il primo giorno di luglio?
La prima cosa che pensi di fare è di urlare, ma poi ti rendi conto di avere mal di gola, e quindi pensi che chiudere gli occhi e immaginare quello che avresti fatto, se fossi stata il primo di Luglio in Sicilia, si la cosa migliore.
Per voi lettori forse la risposta non è tanto ovvia, per me sì; anzi a stento quasi banale.
Chiudendo gli occhi immagino di prendere la mia Tinetta (panda color azzurro cuor leggero) uscire dal parcheggio di casa mia, e scendere da C/da Bragone, 4 curve a in discesa a supergomito. Superato il semaforo del San Leonardo, carico una ad una le mie personalissime passeggere petualanti, da Termini Alta a Termini Bassa, sicuramente scappano le prime risate e qualche battuta del tipo "Stasera aleotto sono da Rosalba a Ciuena" (gli errori grammaticali sono voluti). E poi dritte verso la SS 113 direzione "spiaggia di nino" (lembo di terra di 3 metri a nostro privatissimo uso e consumo). Bagno a mare, scivolando per gli scogli, Nino e Luigi che litigano, qualcuno che compare con una canoa... Massimo e Benny che ci raggiungono appena usciti dal lavoro e inizia la sfida a Burraco, dove la sottoscritta perde clamorosamente come al solito. Ci scappa la litigata con Chiara che mi accusa di essere acida, e di nuovo un altro bagnetto nella calda acqua del golfo... E adesso? Adesso gelato a San Nicola, e via con i tornanti della statale per circa 5 km, con i finestrini aperti e i teli sui sedili per evitare che si bagnino. Arrivati a San Nicola qualcuno prende la birra con granita, altri il caffè freddo, fumiamo la nostra sigaretta, è orario di aperitivo e ci rimettiamo in macchina... Doccia e poi? Pizza tutti insieme e mojito al kalòs. Di colpo però mi sveglio...
Ho solo sognato quella che è la mia estate ideale, accanto a quelle persone che fanno parte della mia vita ormai da anni, e che mi mancano ogni giorno di più durante questo mio soggiorno obbligato a Roma... Il tempo è cupo qui, c'è caldo ma il cielo è chiuso, in Sicilia ci sarebbe il sole alto su nel cielo, e starebbe per avvicinarsi uno splendido tramonto tra un paio d'ore.
Chi lo avrebbe detto che sarei diventata abitudinaria nella vita? Chi lo avrebbe detto che avrei desiderato rimanere con i miei giù piuttosto che godermi l'agognata libertà della Capitale. Terre e immagini che scorrono nel mio sangue, che mi appartengono, il mare che ti da quella sensazione di infinito che niente altro ti da. Voglio essere la passeggera di un'estate serena, diversa dal mio triste inverno, passeggera al fianco delle persone a me più care e magari anche a qualcuno di nuovo. Passeggera che sempre e cmq rimarrà petulante.

mercoledì 29 giugno 2011

Petulando attraverso la Roma Antica



Passeggera... Questa volta sul sedile posteriore di una 500 Rossa... Amica di scorribande Romane insieme agli amici inseparabili, di quello che è stato questo anno faticoso, stancante e malinconico a Roma... Ore 1.00, la notte è caldissima, l'afa si attacca sulla gonna del mio vestito e salire in macchina e aprire il tettuccio sembra una benedizione... Da Rione Monti a Monteverde... Passiamo dalla Roma Antica... Quella Roma che di notte illuminata dai fari è ancora più bella che di giorno... E allora mi abbandono ai pensieri che in questi giorni mi sconvolgono la mente, in maniera piacevole però... Scendendo da Via Cavour si inizia a pregustare la magia dei Fori...e li mi perdo sognando una passeggiata in due... La maestosità di Piazza Venezia, mi fa sorridere e girarci intorno ti apre il cuore, ti fa sentire grande... il piccoletto Teatro di Marcello, mi fa pensare alla beffa di essere sempre scambiati per qualcosa di altro... Tutti pensano Il Colosseo... ma... pochi esperti sanno a prima vista che non è lui... Passando per arrivare al Lungotevere arriviamo ad intravedere il Cupolone che sporge dal tettuccio della scattante 500... per poi perdersi nella bolgia trasteverina, che con bancarelle e ristorantini da giugno affolla il Lungotevere... Penso ai pensieri di quella bolgia di gente, pensieri in parecchie lingue del mondo, molte delle quali ho la fortuna di capire, altre invece no... Penso ai miei di pensieri e quanto mi piacerebbe perdermici dentro totalmente... Adesso è l'ora di Viale di Trastevere e la via di casa è sempre più vicina...Stazione dei Trastevere, Circonvallazione Gianicolense ed eccoci qui a Monteverde.... La mia casa... che non è mai riuscita a darmi la sensazione che questa parola dovrebbe... Notti buie nella mia stanzetta rosa... a pensare a quello che ho lasciato giù... a pensare a quanto mi sono persa...e quel legame così forte con la mia terra da sentirlo quasi scorrere nelle vene.. Pensavo ad una rivoluzione, quando mi sono trasferita qui... Non è avvenuta ma quando passo per queste strade cittadine, da una sponda all'altra del Tevere mi dico "la città Eterna qualcosa per te l'ha sicuramente conservato"... e alloro aspetto... nel caldo umido che riempie queste affollatissime notti romane... Affollatissime dei mie Petulanti pensieri....

lunedì 27 giugno 2011

I Protagonisti - Passeggera Petulante


Parlare di sé stessi agli altri... Facilissimo delle volte, atroce delle altre.
I miei colleghi si sono presentati con i loro mezzi, ma io non potrò farlo dato che per descrivere tutte le autovetture che mi hanno vista ospite sul sedile passeggero potrei impiegare decenni... Anche la Passeggera Petulante guida ogni tanto, quando abbandona la sua casa di Roma e ritorna in terra Sicula, una delle prime cose che fa è mettersi a bordo della sua Panda color "azzurro cuor leggero", e passar da casa di tutti i suoi amici...
Ma non sono qui per parlare di questo, sono qui per parlare dei pensieri che affollano la mia petulante testolina, quando dal finestrino ammiro strade di ogni genere, dove spesso ho confessato i miei più profondi pensieri, le mie più grandi paure e i miei inarrivabili sogni.
Vivere accanto a qualcuno un viaggio non può fare a meno di legarti... non riesco bene a capirne il perchè, ma credo che il come sia semplice, un pò di musica qualche chiacchiera, una battuta, merendine e schifezzuole varie e il viaggio alla scoperta di una nuova amicizia può iniziare...
Il paesaggio che vedo di solito è quello dell'entroterra siciliano. Partiamo dal mare di solito, su una costa che è nel mio cuore da quando ne ho memoria per poi avventurarci sulla A19, verso l'interno di quella sicilia freddissima d'inverno e calda e arida d'estate.
Passarci ad Agosto vedendo quelle montagne così secche, aride e di un giallo maturo, riesce a turbarti e affascinarti nello stesso tempo... Paesaggi che fanno parte dell'eterna contraddizione che pende sulla mia amata terra Sicula. E allora viaggiare e chiacchierare diventa liberatorio, per non cedere alla tentazione di perdersi e rimanere aridi come quei paesaggi... e di colpo poi... riappare il mare quasi a dirti che ci si può liberare da qualsiasi cosa su quelle strade...
Descrivendo la mia terra ho descritto un pò me... Io grande sognatrice, che per non sentirsi ferita diventa cinica, disposta a non far trasparire i turbinii che partono dalla mia testa arrivando al cuore e certe volte anche allo stomaco, facendomelo chiudere...
Mi sono fidata delle persone con cui sono salita a bordo, mi fido di loro altrimenti non percorrerei mai centinaia di Km... a loro ho consegnato la mia vita per qualche ora e con loro estremo piacere (mi auguro) anche le mie infinite chiacchiere e raccomandazioni che hanno contribuito a etichettarmi come petulante...
Ma come presentazione mi sembra sufficiente... piano piano viaggiando da Passeggera Petulante e fastidiosa (delle volte posso diventarlo), vi descriverò le emozioni di una lunga lunga strada verso... Verso me stessa credo...
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