domenica 30 giugno 2013

Something happened on the way to heaven



L'estate avanza. La gente va verso sud rotolando facendo finta di divertirsi, e magari ha come unico scopo quello di caricare foto di Facebook
I cartelli blu delle superstrade, quelli verdi delle autostrade, vengono guardati con distacco perché la strada è lunga.
Eh già: l'imperativo è fare strada. Fare strada. Con le medie più alte possible ma senza strappi, come diceva Battisti.
Appennino, ancora una volta. Autostrada A1, 130 km/h.
Sono partito con le solite raccomandazioni, in effetti. Quelle di chi dice "vai piano" e tanto io vado a 130, nonostante il mio passato da pestatore scoordinato di acceleratori.
E soprattutto ho 32 anni e poca voglia di fare il bischero. 
C'è chi non dice niente, e  forse mi fa capire di più degli altri che mi vomitano addosso parole inutili. C'è chi non sa che le candele che accendo nelle vuote Chiese hanno una finalità precisa. Ma probabilmente Lui non mi ascolta in quel senso. Eh vabbè, ci siamo capiti male.
E infatti, con la solita maestria della danza appenninica,  esco di curva, prolungo all'inverosimile e oltre ogni limite del buon senso, il contakm  saldamente piantato sui 150km/h quando avevo detto "vado piano".
Vado piano, e conosco ogni singolo punto di corda. 
E pochi centimetri superano la strada verso un piacevole weekend da una tragedia. Pochissimi cm dalla mia ruota anteriore sinistra separano un cordolaccio di cemento.
Forse millimetri. Me ne sono accorto tardi.
E sarebbe stato forse il disastro. Non voglio immaginare il resto ma forse sarebbe stato sin troppo rapido per rendermene conto.
Ma qualcosa succede comunque. Coda. Frenate. I "piloti" messi pari ai vecchini lenti irriverentemente superati.
Ma in questo cuore c'è sole. Stranamente splende forte questo sole.
In fondo le verità non sempre coincidono con quello che uno all'inizio avrebbe voluto.
Per strada c'è di tutto, in questi 185km: camion, macchine, casini, cuori, messaggi, silenzi, amore mancato, amore vissuto.
Silenzi. Obiettivi che si mancano per una stupida coda.
Mi viene da pensare che l'umiltà di dire le cose che mi sono guadagnato sul campo, anzi, per strada, anzi, a dire la verità su questa strada, sia finita chissà dove, non avendo ricevuto segnali adeguati.
Vorrei ricevere la stessa chiarezza e umiltà che do ma non mi pare possibile a nessun livello.
In fondo, alle volte non sempre il cuore ha ragione sul cervello. Vince spessissimo, ma non quando ci sono io in ballo.
Pace. E' successo qualcosa.
E me ne sono pure accorto. 

giovedì 27 giugno 2013

L'amore conta: a distanza e sulla distanza


Non ho mai avuto tante fidanzate vicine. Ne ho avute tante, ma quasi tutte le più importanti (Giulia esclusa, era di Montalcino) sono sempre state  in zona "oltre 100km".
Non so perché mi infogno (piacevolmente) nella difficoltà che la distanza impone, e a dire il vero non me lo sono mai chiesto.  Nel disperato e comunque inutile tentativo di dare una logica a queste situazioni, mi rispondo che forse  ciò avviene perché amo davvero anche la strada, il contesto da "sabato del villaggio" che pervade tutto il viaggio, che amo le mie macchine.
A tratti si ama più il "contorno", forse la strada. Mi è capitato a 18 anni, con la prima delle mie decappottabili.
Forse è proprio il contorno quello che amavo su questa strada, dove mi trovo adesso, con la Spider Veloce, protagonista ignara di questo viaggio che mi porta automaticamente nelle aule di Tribunali lontani, come ho sempre sognato, di fare l'Avvocato a lunga percorrenza.
Sicuramente anche lei, nei suoi tanti anni di vita, ha tante storie da raccontare.
Non le voglio sapere, come il passato con le donne. Basta angustiarsi per le cose inutili. Lei è mia adesso.
Ed eccomi sulla SS223, a 110km/h, capelli al vento, anni dopo rispetto a quando ci passavo con significato con la prima Ammiraglia, ormai vecchiotta ma velocissima.
All'epoca c'era un teatro di tramonti di novembre su Montecristo, in discesa.
Ci passo anni dopo a momenti intrisi di paura: e alla fine, la paura di perdere una persona prevale sull'amore, sul sentimento stesso. Riflettiamoci. E' proprio quella lo stimolo che ti fa cambiare, che ti fa volare su cose che, col tuo cavolo di cervello di Avvocato evoluto, nemmeno avresti guardato di striscio.
E allora questi curvoni veloci intrisi di adrenalina ormai andata a male non mi fanno che giungere a una conclusione, mentre faccio il percorso inverso: non era amore, solo paura di perdere chi fuggiva. 
Ed era brava a fuggire.

Se ne fa una tragedia per mesi, ma dopo la fine di una storia, il mondo comunque andrebbe avanti semza cagarti minimamente, Italo e gli ETR 500 e 600 (scusate, faccio fatica a chiamare quei cosi FrecciaRossa e Frecciargento) tra Milano e Salerno ci vanno comunque, le navi non smettono mai di passare le macchine tra Piombino e Portoferraio, rapinandone i passeggeri, ecc. ecc.
Nemmeno la strada è più esattamente la stessa, c'è un tratto nuovo che assume connotati di perfezione autostradale, in cui, ormai, la traiettoria giusta non ti fa più gadagnare tempo rispetto a quando qui, al posto di questa perfetta quattro corsie, c'era una stradaccia dissestata e curvilinea.
Nemmeno noi siamo gli stessi. Ci evolviamoe capiamo, come me adesso.
Radio Italia si diverte a prendermi per i fondelli, in quanto ho scordato la chiavina beige a casa e mi sparacchia nelle casse potenti della Spider Veloce L'amore Conta di Ligabue, che mi ricorda davvero che l'amore è importante.
In quel caso non lo era: dopo, sì.
Quante briciole restano dietro di noi, ancora oggi. Perché andandosene, qualcuno che hai amato veramente, si porta via un pezzo di te e non te lo restituisce.
Ovviamente parlo di chi ho amato veramente. 
Probabilmente si è portata con sé L'Andrea della Mito. 
L'Andrea del Duetto, entrato in grande stile nell'estate 2013, è rimasto un po' incompreso. Da sempre pesantone, ma molto meno. D'altronde basta NON VOLERLE GUARDARE le cose, basta non dar loro la prospettiva giusta quando invece si pensa bene.
In amore, si pensa sempre bene.
Ci sono pure i cocci rotti, per carità.
Però, come dice un'amica, si può guardare il vaso dalla parte intera. Tutto vero. Sono io il primo che, in tempi andati, avrebbe comunque guardato nei postacci.
Ora no. Mi sento cambiato, diverso, meno ansioso.
E nonostante le costanti critiche che ricevo, io sono davvero l'Andrea del Duetto. 
Comunque, certi amori per me vengono fuori alla distanza, nella loro completezza. Un po' come una macchina che rimonta alla 24 ore di Le Mans e magari, per uno strano arcano motivo, ce la fa pure a vincere.
L'aria fresca forse stimola il  mio cervellaccio nelle considerazioni che uno a 32 anni dovrebbe fare. A 32 anni ci si dovrebbe pure sposare, in estrema ratio.
Ma il mio cervellaccio non si accontenta tanto facilmente, ed aveva la brutta tendenza a sparacchiare merda su chi ha la sfortuna di starmi accanto.
Sono migliorato. E nessuno l'ha visto.
Tutte le strade cambiano, ora sull'A1 si va dritto invece di girare a destra a Bologna, e va bene così, anzi va meglio.
Semplicemente guardo le cose con occhi diversi.
In questo mondo tanta gente, per la paura di decidere, per la paura di muoversi, scende a compromessi coi propri sentimenti. Li nega furiosamente, fa chiodo scaccia chiodo, si illude di trovare il meglio. La paura fa da padrona: paura degli amici, dei genitori, delle persone accanto.
La paura di perdere la persona accanto, che menzionavo prima, ci rientra. 
Il problema è che, se uno prova a negare i sentimenti, magari ce la fa anche, per un periodo. Magari ha anche l'illusione di aver svoltato.
Alla distanza viene fuori tutto, però. Viene fuori un dolore lancinante, una pietra piantata sul cuore.
Ma ormai si va oltre, e si vive ogni giorno sorridendo, e da un lato è stupendo.
M'abituerò a non pensare alle cose indietro, né a cercare qualcosa nel retrovisore della Spider Veloce.

Il tempo mi darà ragione, alla distanza. Io mi do già ragione adesso. In fondo, sono il mio avvocato. 

martedì 25 giugno 2013

L'amore impossibile e quello possibile (il mio battesimo sull'Ammiraglia)


Ho sempre paragonato le mie macchine a delle piccole navi. Il motivo è semplice: non le uso mai per brevi spostamenti.
Eppure sarebbero tutte nate per una mansione opposta a quella che svolgono: la Mito sarebbe da tirare sulle curve di Volterra, la Ypsilon che avevo fino al 2010 era una stracittadina.
Il Duetto forse è l'unico che andrebbe usato per il Gran turismo e la lunga percorrenza, mentre lo adopro solo per Colle e poco più.
Bravo Andrea. Faccio fare le 24h di Le Mans figurate alle vetture da città e da curvoni veloci, ne snaturo la motivazione per cui sono fabbricate.
Devo dire che la Ypsilon si guadagnò il ruolo di Ammiraglia sempre sulla A13 Bologna Padova, strada che conosce a menadito, sull'Appennino che uno ama follemente solo se è un pilota. .
La Mito se l'è guadagnato di recente, l'appellativo di Ammiraglia.
E' Ammiraglia nell'anima, eroica nel passato. Silenziosa, veloce. Le Missioni touch and go sono state la sua specialità. Adesso no, però.
E' Ammiraglia della mia piccola flotta composta da due navi, una nuova e una vecchia, entrambe affascinanti e terribilmente veloci.
Solo una per ora è carica di ricordi, l'altra l'ho dal 4 giugno: every car tells a story, è tutto vero.
La mia Ammiraglia ne racconta diverse, mi sa. Forse più di una. Forse troppe. Forse è logorroica come il pilota in preda ad un attacco di insicurezza.
Racconta il suo Shakedown a Montaione, in un periodo di "interludio" tra una fine e una ripresa dell'amore impossibile, con accanto chi è una vita che mi aspetta e continua a farlo ancor oggi.
Racconta anche che, per andare a riprendermi quello che all'epoca (fine 2010) supponevo esser mio, le tentai tutte. E ci riuscii. Anche lì avevo sbagliato, in modo più grave di quanto avvenne dopo.
Racconta la prima Missione Eroica, direzione  Roma, emozionante ma costruita.
Racconta il silenzio in un 27 marzo strano e brusco.
Mai una piega, mai un'esitazione.
Racconta anche la storia di una bellissima ragazza addormentata alla mia destra quando a Ladispoli finisce l'Aurelia bis e inizia l'autostrada per Civitavecchia, Grosseto, Siena, Colle. Casa.
Racconta anche di piogge battenti all'esterno, di piogge di lacrime all'interno, delle mani sul volante di pelle poste nel modo più stretto possibile.
Racconterebbe anche di qualcosa di bello che avvenne a fine dell'anno successivo, di una guida spericolata per una statale padana, di una strana quanto bella vita passata in Appennino a rincorrer sogni, e forse anche  a viverli per la prima volta.
Racconterebbe, se potesse parlare, anche di chi si sentiva navigatore e chi si sentiva pilota.
Racconterebbe di un tour to the Moon and back (Savage Garden), in cui la felicità non era così lontana.
Racconterebbe di una SS12 fatta per 100km in uno stato cadaverico, di una deviazione fantastica verso un museo particolare e unico, di una neve che quando arrivò non mi fece fare nemmeno una piega.
Quello che contraddistingue il 90% dei km fatti dall'Ammiraglia racconta storie di amori impossibili, uno in primis, tenuti su fino all'inverosimile, prolungandone oltre ogni termine essenziale l'agonia, in nome di un legame inesistente.
Racconta che l'impossibile diveniva effimeramente possibile. 
Racconta di furtive uscite da Via Bologna, dei 12,20€ di casello sola andata, delle buche di quella stupida e orrenda superstrada, della neve di Sestola nei 47km fino a Porretta con le gomme da track day, e lì sì che ero stato un pilota professionista di quelli veri.
Racconta anche di pianti, risate, di tratti pianeggianti a 130, dell'Appennino che domina alla perfezione.
Racconta delle recenti puntate nella città della Maserati e della stazione delle ferrovie vicinali, delle stradine irte di rallentatori.che il navigatore mi fa fare perché le città si aggrediscono da Sud, quando lì sarebbe comunque meglio uscire dopo. Forse la proverò questa strada.
Racconta delle speranze che ho riposto e ci ripongo, lassù oggi. 

Custodisce la storia delle bugie che mi sono detto, e sono tante e pesanti, ma lei è bravissima a mandarle via.
Custodisce le bugie che ho detto agli altri e che ho smesso di dire. 
Racconta la storia di un cambiamento necessario, e non compreso da chi doveva, racconta la storia di un giovedì sera strano e, oserei dire, magico, i cui sogni si sono infranti chissà dove la domenica successiva.
Racconta tutta la mia storia recente, quella vera, quella vissuta.
Racconta solo la mia di storie.
Racconta che, dall'altro lato, esiste anche la possibilità di amare in modo possibile. C'è a 30 anni, a 32 per la precisione questa sonora possibilità. Basterebbe volerlo. E io alla fine lo voglio.
Combatto per non accontentarmi.
Racconta che sono destinato a vita ad essere pendolare per amore, e non con i treni. 
Il mio battesimo sull'Ammiraglia si consuma in una strana atmosfera estiva, con la calma e la sonorità assente che contraddistingue letteralmente ogni tratto di auostrada col tutor che ti costringe alla disciplina.
Con la calma che contraddistingue la pianficazione delle conseguenze di una scelta brusca e di rottura. 
Quante ammiraglie avrò ancora?
Poche. 
In fondo sono solo oggetti ma sono intrisi delle mie emozioni calde e terribili.
Di amore impossibile, come quello di Sandy e Rolando in acqua e sapone, grande film di Verdone. Di amore possibile, come quello che finisce bene, senza grandi punte emozionali e da cui sono fuggito col piede in fondo per 32 lunghi anni.
Racconta la storia della vita insoddisfacente di chi si vedeva un tempo surclassare da stupidi trentunenni mantenuti,  da chi, con la velocità di un lampo, toglie le tende quando dovrebbe starti vicino, da chi, invece, ad una festa strana si trasforma in una bambola mora con gli occhi verdi che ti prende per un braccio e ti fa sentire nuovamente vivo.
Eh già.
Every car tells a story. Mine more than one.

lunedì 24 giugno 2013

53 minuti di ritardo

...tanti ne aveva il treno su cui sto ancora viaggiando, mentre ripartiva sotto il cielo grigio da Pescara Centrale nel primo pomeriggio di questo primo lunedì d'estate; sul binario a salutarmi c'era l'Amico che negli ultimi 12 anni forse più di tutti ha capito, rispettato, e perché no più di qualche volta anche apprezzato, i silenzi miei e dei luoghi che amo. Al suo fianco l'ottima e fedele compagna; le fedi lucide e splendenti da appena due giorni alle loro dita.

"Ho letto la letterina... ringrazio ogni giorno di aver sentito quella volta...". Trattengo a fatica le lacrime (e a dir la verità non sono proprio riuscito a trattenerle del tutto...) quando leggo il messaggio che mi giunge in questo vagone che nel frattempo si è popolato, seduto nel mio posto 13B, mentre il treno continua a correre nella pioggia forte senza riuscire a recuperare il grande ritardo accumulato a Termoli. E ripenso a quell'abbraccio sul binario, forte come mai altre volte.

Ripercorro ancora gli ultimi giorni con la mente, come mio solito al contrario; i cornetti enormi, gli ultimi scorci della Majella da Bucchianico, i Queen ad accompagnare i nostri trasferimenti nella comoda Delta rosso lava ("...eh? vuoi dire che non è nera?") nelle mani del fido Mauro; le montagne di arrosticini seguite dal cheesecake alla nutella, i bagni fanciulleschi in mare ("...andare in acqua ci toglie quindici anni..." "...ma se già sembra che torniate a venti quando venite in spiaggia?!??" "appunto... togline altri 15!"), le parole crociate a quattro teste, il gelato, la crema al pistacchio, le linguine allo scoglio, le partenze della mattina coi primi abbracci... tutto questo in appena ventiquattr'ore.

Ed il giorno prima? Beh, a parte le lacrime di gioia e le emozioni credo ci sia poco altro da descrivere... Sì, ho cantato... sì, ho pianto sommessamente quando la sposa è entrata in chiesa e ha raggiunto lo sposo... sì, ho rivissuto memorie di tempi e vacanze andate... sì, ho trovato comunque il modo di sognare... sì, sono rimasto comunque legato a pensieri che non mi lasciavano staccare del tutto... sì, in fondo sono sempre io, coi miei minuti (quando non ore, giorni, mesi o anni) di ritardo sulla vita, anche se questo treno, ora nel sole emiliano di fine giornata, sta cercando disperatamente di recuperarlo, quel ritardo, non riuscendoci.

Ma quel pomeriggio di relax al mare e quell'abbraccio forte e sincero mi hanno ricordato che per certe persone e certe Amicizie i tempi e le distanze sono e saranno sempre relativi.

24 ore (parallelo tra corse e amore)


Autostrada A1, 130km/h. Il pilota nuovo, Quello del Duetto, rapidamente si insinua verso nord nel tratto nuovamente a tre corsie dopo anni di lavori. Firenze è alla destra del mezzo rosso, stavolta moderno, ma la mentalità è diversa.
Siamo nel giorno dopo la 24 ore di Le Mans.Vittoria Audi, dietro Toyota.
E' la mia gara preferita e milioni di volte ho paragonato le storie d'amore a questa massacrante competizione automobilistica.
C'è chi vince, ed è spesso l'Audi. La Toyota prova con un mezzo di tutto rispetto a vincere lo strapotere della casa degli anelli e non ce la fa.
La seconda Audi sbatte forte.
Errore di uno dei piloti. Si trascina claudicante ai box. Si è rotto qualcosa, in effetti. Torna in pista e VOLA TUTTA LA GARA.
Vola, sull'acqua e sull'asciutto. Volano i piloti, vola la vettura. Vola con una perfezione che quelli di testa non hanno e mai avranno. Con una precisione e una bravura che in testa non hanno.
Tentano di rimontare con la forza della disperazione, della rabbia, in corsa. 
Loro lo sanno di avere perso.  Lo sanno che non vinceranno.
Sanno che i primi sono andati, sono in cima, col loro passetto medio-veloce, a giocarsi la loro facile superiorità rispetto a chi rincorre.
Hanno sbagliato, loro. Rincorrono. Si trovano costretti per i loro errori ad avere un ruolo da comprimari, pur essendo i migliori in pista. Velocissimi ma inconcludenti. Velocissimi. Inconcludenti. Ne sorpassan tanti, ma i 6 giri di gap non sono colmabili. Si sdoppiano due volte.
Ma non è sufficiente. Quando qualcosa si rompe non si riattacca. Non si rimette. E' rotto. E non basta scusarsi in centomila modi. 
C'è da pedalare. 
Come quei disperatoni, che sono arrivati quarti, fuori dal podio, con una serie di giri veloci all'attivo da record, e la vittoria potevano prendersela tranquillamente. 

Così è in amore. Lo voglio ripetere: Quando qualcosa si rompe non si riattacca. Non si rimette. E' rotto. E non basta scusarsi in centomila modi.  
E' strano come certi cambiamenti avvengano in modo così rapido, come certe illusioni si trasformino in delusioni e certe voglie di vedere le persone si azzerino così, in un lampo.
E' facile, quando si ama di nuovo dopo tanto tempo.
Facilissimo, oserei dire. Anche troppo, se mi posso permettere.

Metto  la freccia, svolta a destra. Scalata di quinta, poi di quarta marcia, dentro il curvone a seguire. Certi pensieri si esauriscono con una facilità estrema, eh? 
Frenata. Brusca. Pestone sul pedale.
In fondo, ero uno che sapeva guidare un tempo. Odore di freni (alla fine pure loro).
Sogni di gloria che in tre giorni nascono, si sviluppano, e poi si arrestano in 2 parole: Ho scelto. I suddetti sogni si infrangono come una macchina sulle barriere.
Ne esci accartocciato ma illeso, caro Pilota.
Ne esci comunque perdente, se non sai trovare le contromisure adatte.
Ne esci con l'idea di non intrometterti più nel futuro.
Ne esci con l'idea che tutto sarà meglio.
Stranamente ne esci con un sapore dolce al posto dell'amaro che avrebbe dovuto esistere. 
Così sono io, che le gare di durata le conosco.
Sbatto nelle prime fasi, sbaglio, recupero.
Rasento la perfezione, ma qualcosa nel mezzo si è comunque rotto e chi si prende la MIA vittoria va avanti ed è irriprendibile. 
E la coppa va nelle mani altrui, la macchina in garage.

Lovecats dei Cure. Slash che incattivisce col suo album Apocalyptic love il tuo percorso breve casa-lavoro. Messaggi che non partono né arrivano. 
Bugie supposte che nemmeno esistono. 
Moti alternativi, stati di ansia, idee cambiate in tre minuti caratterizzano questo periodo.
Allora le dirigo verso il bello, il bel tempo, il piacere, le vittorie, sofferte e non.
Non è accontentarsi, è cercare la felicità, nella lunga attesa di strani eventi che avverranno, nel futuro lontano.
Stavolta non sbatto, vado dritto alla distanza.

sabato 22 giugno 2013

Ci sono sere.... (reprise post rientro)


Ci sono sere in cui il cuore chiede ascolto: lo chiede in modo particolare e il cervello gli dà retta.  Inizia anche a dargli retta l'Andrea del Duetto, che mionta sulla Mito, e forse ha anche voglia di correre, di testare le gomme nuove coreane. Scusa ufficiale, molto bella da dire a me stesso e agli altri.
Ci sono sere in cui, nei nostri cuori, i titolari storici ritornano a giocare, anche se recentemente soppiantati da nuovi titolari temporanei.
Non vorrei tornassero a giocare quelli temporanei, vorrei tornare a giocare io.
Ci sono sere in cui sai quello che vuoi, lo sai al 100% , ma forse non lo pretendi perché la cosa dipende da una scelta altrui. Tu, hai già scelto, e forse non hai mai cambiato idea.
Ci sono sere in cui l'Eroica Mito diventa Ammiraglia, guadagnandosi il titolo sul campo, perché aiuta ed asseconda, col suo fare imperturbabile, i tuoi tentativi di trasformare l'incerto in certo, il difficile in facile, il brutto e il bello.
Ci sono sere in cui contano i sogni, quelli che realizzi. 
Ci sono sere in cui, più che le mani, intrecci i cuori e il tempo vola.
Ci sono sere in cui sai che devi farti scegliere.
Ci sono sere in cui lasci libera l'altra persona di sceglierti ogni giorni.
Ci sono sere in cui nonostante tutto speri.

giovedì 20 giugno 2013

Spartiacque

SS223, tratto in Direzione opposta e contraria, estate in arrivo di colpo, 110km/h. Il km 71 di questa storica strada, ancorché ad oggi svilita di ogni contenuto perché il passato è passato e il futuro mi aspetta. 
Comunque, capita che ti trovi in un lungo periodo di patologico stato di ansia, fatto da insicurezze che non fanno dormire, da persone prese e messe lì dove non devono stare e a cui vorresti dire tante parole, ma non riesci.
Baricco, in Castelli di Rabbia, libro molto particolare che trasuda il ribollire di storie al limite del surreale, direbbe:
Maledizione. Con tutto quello che uno vorrebbe dire...
E invece niente, non esce fuori niente.
Si può essere fatti peggio di così?

Succede che, di colpo, arriva dal niente qualcuno che ti conferisce fiducia, e si apre, col cuore e con le parole, ti racconta la sua vita affidandosi a te, per farti fare tesoro dell'esperienza acqusita nella sua trentaduenne vita.
La ventata di autostima che ne consegue è totale, pregnante, calzante.
E tu, cara V., vorrei fossi orgogliosa perché mi hai indicato la porta della felicità, del fregarsene degli altri, dell'andare avanti meglio di chiunque altro. Alle volte gli amici danno valore a ogni singola tua fibra, quando tu, soggetto impegnato a fare spadate coi fantasmi, colpisci sempre l'aria e qualche volta infliggendoti un taglio forte e non ti accorgi di quanto vali.

"Sei l'Andrea del Duetto o quello della Mito?" tuona la persona maschile targata Padova che seguirei in capo al mondo e che mi mancherà, nel suo solito tirar fuori perle di saggezza in poche parole.
"Sono quello del Duetto ma vado con la Mito perché ho il contagiri a riaccomodare".
E' qui la differenza.
Devo essere quello del Duetto che guida la Mito, non quello della Mito che guida il Duetto.
Vento di novità vuol dire vento di miglioria.

Ricordo una sensazione ben precisa.
E allora seguo il cuore, senza mezzi termini, senza compromesso alcuno, senza chieder pareri, senza una parola di troppo agli altri.
Chi ha orecchie per intendere, stavolta intenda.
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