Un mese ad Amsterdam, tre settimane mi separano ancora del ritorno alla routine dalla quale sono fuggita durante quest'anno in giro per il mondo, un anno importante, un anno che mi ha ricordato la mia essenza. Un mese in cui ho avevo meno bisogno di scrivere perchè queste volta siamo partiti in due, perchè questa volta ho potuto assaggiare un po' di quella stabilità che inseguo da 27 anni. Perchè questa volta nella casa che ci ospita c'è una quattrozampe pelosa che è il miglior rimedio possibile per ogni blues dell'anima.
...si parte per dimenticare o per cercare un lungomare
per avere un'altra vita per e per poter ricominciare...
Un mese in cui gli unici problemi sono stati quelli che mi raggiungevano via mail da 1.200 chilometri di distanza...qua al massimo ho visto sfide, imprevisti, occasioni, ma non problemi. Un mese in cui le malinconie sono state dovute ai silenzi che continuano ad assordarmi anche a 1.200 chilometri di distanza, ma che la distanza in qualche modo ha ovattato. Non essere costretti a passare per le stesse strade può aiutare, nonostante tutto. Un mese in cui ho lavorato un sacco, e volentieri.
...Dove nessuno sa chi sono e dove niente mi riguarda
dove l'ignoto ha il suo profumo
io vado incontro al mio destino seduto accanto a un finestrino
e con in tasca un passaporto e all'orizzonte un nuovo viaggio
con quella libertà speciale che ha solo l'uomo di passaggio...
Una mattina, questa mattina, trascorsa a organizzare viaggi in treno, imprecare contro compagnie aeree, calendario alla mano e incastri di impegni. Insomma, l'agenda del ritorno in Italia. Non mi mancava, per niente. Il ritorno dell'angoscia, del vedere di nuovo problemi anzichè sfide, delle burocrazie infastidenti e inutili, dei finesettimana passati più in viaggio che a goderseli. Senza un quattrozampe peloso. La speranza che siano gli ultimi mesi così, il panico di non farcela a far sì che siano gli ultimi davvero. La curiosità per il dopo, la paura di non avere il dopo che desidero. Desiderare: quand'è che questo verbo ha perso la sua connotazione positiva e ha iniziato a terrorizzarmi? Tre settimane al trantran che quella mia essenza la uccide. Molta, molta angoscia.
"...Come sempre suole accadere in un lungo viaggio, alle prime due o tre stazioni l'immaginazione resta ferma nel luogo di dove sei partito, e poi d'un tratto, col primo mattino incontrato per via, si volge verso la meta del viaggio e ormai costruisce là i castelli dell'avvenire..." (cit. Tolstoj). Strade diverse, vite diverse, posti diversi, mezzi diversi. Ma la meta è il viaggio e il viaggio siamo noi. E non ci fermiamo mai.
sabato 9 febbraio 2013
Note, tramonti e voci nel cuore
Solito Frecciabianca della domenica pomeriggio che va a Ovest; un po' meno solito, questa volta; era più di un mese che non ci salivo. C'è un colorato tramonto invernale fuori dal finestrino a salutare questa giornata di sole che se ne va. Ci sono presenze piacevoli ed inaspettate poche file più indietro sullo stesso vagone; scambio qualche parola e qualche sorriso, che in viaggio fa sempre bene...
Sette giorni prima non ero seduto in un treno, non tornavo dal Veneto; ero sul sedile posteriore di un'auto guidata da un sognatore dannatamente concreto, un amico pilota di strade parallele e parallelamente sconnesse, di svolte affini ad incroci simili; un altro serio e divertente amico sempre più amico seduto di fronte a me. Avevamo ventiquattr'ore di musica e di tramonti ancora negli occhi e nelle orecchie, oltre ad una buona dose di stanchezza a tenerci compagnia.
Una villa sul mare, quattro voci, una chitarra, una tastiera ed una batteria; se non è la ricetta della felicità di certo deve avvicinarcisi parecchio... canzoni già note da riprodurre divertendosi come poche altre volte mi era capitato, lasciando libero sfogo alla voce, alle linee armoniche e melodiche che andavano ad aggiungersi alle basi sapientemente suonate dai tre bravi musicisti. Sperimentare, ridere, giocare con le note insieme, lasciando qualsiasi preoccupazione fuori dalla porta. Mi mancavano questi tour-de-force musicali... oh, se mi mancavano... e un po' mi mancano già.
I tramonti sul Mar Ligure, i brividi sulle canzoni di Adele, la focaccia al formaggio di Recco (burp...), la luna e le stelle dal porto di Camogli, il briefing notturno insieme davanti all'ultimo, la sempre ispiratrice Baia del Silenzio... il trait d'union resta sicuramente la musica, ma nondimeno tutto ciò che attorno alla musica gira e scorre, paesaggi, situazioni e persone, è spettacolare.
Una villa sul mare, quattro voci, una chitarra, una tastiera ed una batteria; se non è la ricetta della felicità di certo deve avvicinarcisi parecchio... canzoni già note da riprodurre divertendosi come poche altre volte mi era capitato, lasciando libero sfogo alla voce, alle linee armoniche e melodiche che andavano ad aggiungersi alle basi sapientemente suonate dai tre bravi musicisti. Sperimentare, ridere, giocare con le note insieme, lasciando qualsiasi preoccupazione fuori dalla porta. Mi mancavano questi tour-de-force musicali... oh, se mi mancavano... e un po' mi mancano già.
I tramonti sul Mar Ligure, i brividi sulle canzoni di Adele, la focaccia al formaggio di Recco (burp...), la luna e le stelle dal porto di Camogli, il briefing notturno insieme davanti all'ultimo, la sempre ispiratrice Baia del Silenzio... il trait d'union resta sicuramente la musica, ma nondimeno tutto ciò che attorno alla musica gira e scorre, paesaggi, situazioni e persone, è spettacolare.
domenica 27 gennaio 2013
Inno alla gioia
E' una domenica pomeriggio di una giornata apparentemente primaverile, seppur gli alberi sono ancora spogli e leggermente contornati di un soffice brina bianca; è una domenica pomeriggio qualunque, eppure ho, per la prima volta dopo tanto tempo, davanti a me un obiettivo e la voglia di raggiungerlo puntando su me stessa.
Ho iniziato questo nuovo anno con la sola intenzione di continuare un percorso, iniziato per forze di causa maggiore, con la forza e la volontà che ho scoperto appartenermi più di quanto pensassi. "Sei una ragazza forte più di quanto immagini" questo mi ha scritto non troppo tempo fa un amico molto caro e che mi ha portato a rispondere, non senza un pò di presunzione: "Si, lo so, eppure a volte anche io crollo..."
Ho voglia di mettermi in gioco, di farmi conoscere in tutto e per tutto per quello che sono e so che ce la farò!
Un angelo custode accanto a me ce l'ho sempre e questo, ora come non mai, mi dà la forza di correre verso questi traguardi: la mia prima fan in ogni cosa facessi e volessi!
Durante un concerto ho sentito il maestro, riferendosi a colei che mi ha insegnato tutto quello che so sulla musica, osannarla dicendo: "Non ti conosco, ma da come dirigi so che hai tanto sentimento da trasmettere e questa è la tua forza." Un direttore d'orchestra, questo voglio essere!
Passare da semplice esecutrice di brani scritti da altri a direttore di pezzi anche scritti da me, ma soprattutto interpretati a modo mio: con momenti di pianissimo fino al crescendo, che ti porta a gridare fortissimo quello che sei in questo momento. Uno spartito a colori con note dissonanti e sincopate, con cambi di tonalità repentini ma che nel suo insieme creano un'opera unica nel suo genere.
venerdì 25 gennaio 2013
La notte delle note blu
Era una serata fredda di gennaio a Milano; scendo sotto casa e appena esco dal portone del condominio una pioggerella ghiacciata mi investe ricordandomi, se ce ne fosse stato bisogno, che il meteo per quella sera aveva previsto qualche fiocco di neve. Attendo per alcuni minuti, rinchiuso nel mio caldo giaccone scuro tecnico, comprato per affrontare l'inverno lappone prima ancora che certi marchi fossero sdoganati nelle grandi città diventando di moda, finché la mia pilota di quella sera arriva e si ferma davanti a me per farmi salire.
Neanche a farlo apposta, appena partiamo la pioggerella ghiacciata si trasforma gradualmente in candidi fiocchi; la neve ci accompagna per non più di dieci minuti lungo gli alberati viali di circonvallazione del capoluogo meneghino, fino a scomparire a destinazione quasi raggiunta; quello che non è scomparso, però, è il fastidioso freddo umido tipico della Val Padana. Ma in fondo non importava, c'era un emozionante concerto che ci aspettava al Blue Note, oltretutto, come avremmo scoperto qualche minuto più tardi, in diretta su Radio Montecarlo per alcune sue parti.
Un presentatore d'eccezione, Nick The Nightfly, sale sul palco ed annuncia l'imminente entrata in scena degli Incognito, storica formazione del panorama acid-jazz internazionale, più e più volte rimaneggiata nei suoi densi e girovaghi trentatrè anni di storia, tanto che, del gruppo iniziale, solo il leader Bluey è rimasto a tener fede al nome ed allo spirito (e che spirito!) della band. Bastano le prime note e tutto il mondo esterno si eclissa e l'attenzione si concentra in quei pochi metri quadri coperti di talento musicale allo stato puro.
Seguono un'ora e mezza di suoni e ritmi estremamente coinvolgenti, al limite dell'ipnotico, col corpo che segue automaticamente le vibrazioni magistralmente amplificate dal setup fonico del locale, non a caso ritenuto il più rinomato del suo genere in Italia; un'ora e mezza di melodie mai banali e mai vecchie, che mai avrei voluto finissero.
Quei suoni, quei ritmi e quelle melodie, per noi, sono finite lì, in quella magica serata. Ora però ci sono altri suoni, altri ritmi ed altre melodie che iniziano timidamente ad infiltrarsi nella mia vita ed a colorarla nuovamente di tutte quelle sfumature policrome che solo la musica riesce a regalarmi.
E forse è solo il sintomo di una vita che non aspettava altro che questo per riprende a sorridere, con la speranza che quest'attesa, ora, possa venir armoniosamente ripagata...
Neanche a farlo apposta, appena partiamo la pioggerella ghiacciata si trasforma gradualmente in candidi fiocchi; la neve ci accompagna per non più di dieci minuti lungo gli alberati viali di circonvallazione del capoluogo meneghino, fino a scomparire a destinazione quasi raggiunta; quello che non è scomparso, però, è il fastidioso freddo umido tipico della Val Padana. Ma in fondo non importava, c'era un emozionante concerto che ci aspettava al Blue Note, oltretutto, come avremmo scoperto qualche minuto più tardi, in diretta su Radio Montecarlo per alcune sue parti.
Un presentatore d'eccezione, Nick The Nightfly, sale sul palco ed annuncia l'imminente entrata in scena degli Incognito, storica formazione del panorama acid-jazz internazionale, più e più volte rimaneggiata nei suoi densi e girovaghi trentatrè anni di storia, tanto che, del gruppo iniziale, solo il leader Bluey è rimasto a tener fede al nome ed allo spirito (e che spirito!) della band. Bastano le prime note e tutto il mondo esterno si eclissa e l'attenzione si concentra in quei pochi metri quadri coperti di talento musicale allo stato puro.
Seguono un'ora e mezza di suoni e ritmi estremamente coinvolgenti, al limite dell'ipnotico, col corpo che segue automaticamente le vibrazioni magistralmente amplificate dal setup fonico del locale, non a caso ritenuto il più rinomato del suo genere in Italia; un'ora e mezza di melodie mai banali e mai vecchie, che mai avrei voluto finissero.
Quei suoni, quei ritmi e quelle melodie, per noi, sono finite lì, in quella magica serata. Ora però ci sono altri suoni, altri ritmi ed altre melodie che iniziano timidamente ad infiltrarsi nella mia vita ed a colorarla nuovamente di tutte quelle sfumature policrome che solo la musica riesce a regalarmi.
E forse è solo il sintomo di una vita che non aspettava altro che questo per riprende a sorridere, con la speranza che quest'attesa, ora, possa venir armoniosamente ripagata...
giovedì 17 gennaio 2013
Per un altro minuto ancora
Una volta ero un pilota. Di quelli bravi, di quelli che andavano come le mine ma in fondo ci arrivavano poco.
Avevo tante cose da fare, e non credevo nelle favole.
Esatto, non credevo nelle favole e forse stavo meglio, nascosto dietro a quella "maschera di ferro" le cui conseguenze subisco ancora oggi, a volte.
Ho smesso di correre da tempo. Vado sempre forte, per carità, sarei uno di quelli che col cervello da trentunenne vincerebbe.
Ma ho iniziato a credere nelle favole, nell'amore vero, in quello che permea ogni fibra e che ti fa capire che se siamo scesi su questa Terra esiste un motivo, esiste una ragione.
Sono partito, da eroe delle due regioni.
Sono partito, come un cavaliere armato di una macchina rossa e quattro gomme termiche, nel giorno in cui si scatenava il finimondo della neve.
Poco importa, l'amore, per me, abbatte ogni barriera.
Forse anche la mia credulonìa nelle favole a lieto fine mi dà la forza di lottare contro gli eventi atmosferici, contro tutte le convinzioni e i pronostici sfavorevoli.
E si va, quando tutti sono allo scuro.
Ne nasce una serata stupenda, spontanea, magica. Roba che atterri alle 19:20 in un posto lontano e le 2:20 arrivano come i razzi e nel mezzo avviene di tutto.
Compreso il più bello degli abbracci che ho ricevuto. E in quell'attimo ho riprovato quella strana sensazione che si chiama felicità.
Sensazione che avevo del tutto dimenticato.
Era effimera: sarebbe finita lì e ne ero conscio. Non dovevo farmi illusioni, nonostante tutto.
Ma questa era o forse è ancora la nostra favola, breve o lunga che sia o sia stata, e nessuno poteva o, con presunzione, può entrarci e fare i suoi comodi.
Probabilmente certe favole finiscono, o meglio si evolvono e prendono la strada che compete loro naturalmente.
Forse è il terribile destino che ha una favola bella quello di finire, di trascinarsi per troppo tempo e chissà come o chissà quando, magari ci ritroveremo.
Ma io sono il solito che ci crede, fino in fondo e addirittura oltre e che si dà anima e corpo, venendo troppo spesso incompreso.
Sono il solito che paga i conti e prepara la strada agli altri.
Ma ora non svegliatemi da questo sogno illusorio, effimero ma terribilemente bello.
Non svegliatemi, vi prego. Non fatelo, per un altro minuto ancora.
mercoledì 16 gennaio 2013
Dove arriva la neve
Mi siedo, chiudo gli occhi, mi abbandono ad un sorriso; ci sono i Maroon 5 in sottofondo con Just a Feeling, c'è un po' di stanchezza a farmi compagnia, ma sono tranquillo e rilassato, lascio riavvolgere i pensieri, le immagini e le memorie del fine settimana appena trascorso e li faccio scorrere nuovamente in avanti.
Metti che anche questa volta io sia il passeggero e che si parta su un fuoristrada bianco; metti che il navigatore voglia farci andare per una strada sterrata, di sera, al buio, dopo decine di chilometri in mezzo al nulla; metti che giungiamo a destinazione prima di tutti e l'accoglienza, per quanto particolarmente inusuale, sia molto calorosa. Metti che poco dopo arrivino i primi compagni di avventura e ti portino a mangiare tigelle in un bar nel centro del piccolo paese che ci ospitava.
Capita così che quello che doveva essere semplicemente un allegro weekend in compagnia si sia trasformato in una delle più belle esperienze mai vissute tra amici Leo; ed una dopo l'altra, una lunga serie di memorie si sono via via accumulate.
I chupiti infuocati e shakerati... le carte da gioco autoprodotte... il cielo sopra le nuvole la mattina... la salita alla rocca ed il panorama da lassù... l'abbraccio con gli amici più cari... la polenta e capriolo... la sauna in compagnia di chi di strada ne ha percorsa poco più di metà della mia... il pre-aperitivo con le foto alla rocca... la musica dal vivo... il microfono che mi è arrivato in mano e la pazza e simpatica collega di quel set canoro... il bagno notturno... i massaggi silenziosi... il pranzo semplice tutti insieme... la neve improvvisa che ha affrettato il rientro con un nuovo amico...
Certo, c'è la consapevolezza che proprio l'unicità dell'insieme di tutte queste cose abbia reso quelle 48 ore così speciali e quasi sicuramente irripetibili. Certo, vorrei tornare lì con quei fantastici compagni di viaggio il prima possibile. Certo, so che non avverrà. Certo, però, le amicizie e le memorie restano, così come il sorriso quando queste ultime riemergono a tratti tra i pensieri.
Capita così che quello che doveva essere semplicemente un allegro weekend in compagnia si sia trasformato in una delle più belle esperienze mai vissute tra amici Leo; ed una dopo l'altra, una lunga serie di memorie si sono via via accumulate.
I chupiti infuocati e shakerati... le carte da gioco autoprodotte... il cielo sopra le nuvole la mattina... la salita alla rocca ed il panorama da lassù... l'abbraccio con gli amici più cari... la polenta e capriolo... la sauna in compagnia di chi di strada ne ha percorsa poco più di metà della mia... il pre-aperitivo con le foto alla rocca... la musica dal vivo... il microfono che mi è arrivato in mano e la pazza e simpatica collega di quel set canoro... il bagno notturno... i massaggi silenziosi... il pranzo semplice tutti insieme... la neve improvvisa che ha affrettato il rientro con un nuovo amico...
Certo, c'è la consapevolezza che proprio l'unicità dell'insieme di tutte queste cose abbia reso quelle 48 ore così speciali e quasi sicuramente irripetibili. Certo, vorrei tornare lì con quei fantastici compagni di viaggio il prima possibile. Certo, so che non avverrà. Certo, però, le amicizie e le memorie restano, così come il sorriso quando queste ultime riemergono a tratti tra i pensieri.
lunedì 14 gennaio 2013
Sarebbe bello (post ripetitivo)
Sarebbe bello se tutta questa serenità che mi porto dentro non svanisse.
Sarebbe bello se tutti i fine settimana fossero come l'ultimo trascorso.
Sarebbe bello che l'Eroica Mito prendesse la via di un compratore.
Sarebbe bello per me riprendere a parlare, anche se mi riprometto di smettere, in via egoistica, di qualcosa che mi ha permeato così tanto da portarmi a sorridere ancora ripensando ai momenti belli.
Sarebbe bello ancora poter sperare come non faccio oggi, ma se mi capita di pensarci scendo ancora con i piedi per terra e con l'umore sottoterra.
Sarebbe bello di nuovo pensare alle gioie, alle partenze, alle nuove e vecchie risate, a quello che uno ha davanti.
Sarebbe bello viaggiare senza limiti ma con un percorso ben preciso e magari la testa nel vento.
Tutto quello che sarebbe bello non lo è perché non lo posso dividere.
Sarebbe bello se la divisione avvenisse con chi so io.
Sarebbe bello, sicuramente, il nostro primo bacio dopo tanto tempo, quello con la calma di chi vuole assaporare ogni istante con la persona che gli è mancata come l'aria per mesi.
Sarebbe bello, oh, se sarebbe bello.
Ma non è reale, non ancora.
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