domenica 27 gennaio 2013

Inno alla gioia



E' una domenica pomeriggio di una giornata apparentemente primaverile, seppur gli alberi sono ancora spogli e leggermente contornati di un soffice brina bianca; è una domenica pomeriggio qualunque,  eppure ho, per la prima volta dopo tanto tempo, davanti a me un obiettivo e la voglia di raggiungerlo puntando su me stessa.
Ho iniziato questo nuovo anno con la sola intenzione di continuare un percorso, iniziato per forze di causa maggiore, con la forza e la volontà che ho scoperto appartenermi più di quanto pensassi. "Sei una ragazza forte più di quanto immagini" questo mi ha scritto non troppo tempo fa un amico molto caro e che mi ha portato a rispondere, non senza un pò di presunzione: "Si, lo so, eppure a volte anche io crollo..."
Ho voglia di mettermi in gioco, di farmi conoscere in tutto e per tutto per quello che sono e so che ce la farò!
Un angelo custode accanto a me ce l'ho sempre e questo, ora come non mai, mi dà la forza di correre verso questi traguardi: la mia prima fan in ogni cosa facessi e volessi!
Durante un concerto ho sentito il maestro, riferendosi a colei che mi ha insegnato tutto quello che so sulla musica, osannarla dicendo: "Non ti conosco, ma da come dirigi so che hai tanto sentimento da trasmettere e questa è la tua forza." Un direttore d'orchestra, questo voglio essere! 
Passare da semplice esecutrice di brani scritti da altri a direttore di pezzi anche scritti da me, ma soprattutto interpretati a modo mio: con momenti di pianissimo fino al crescendo, che ti porta a gridare fortissimo quello che sei in questo momento. Uno spartito a colori con note dissonanti e sincopate, con cambi di tonalità repentini ma che nel suo insieme creano un'opera unica nel suo genere. 

venerdì 25 gennaio 2013

La notte delle note blu

Era una serata fredda di gennaio a Milano; scendo sotto casa e appena esco dal portone del condominio una pioggerella ghiacciata mi investe ricordandomi, se ce ne fosse stato bisogno, che il meteo per quella sera aveva previsto qualche fiocco di neve. Attendo per alcuni minuti, rinchiuso nel mio caldo giaccone scuro tecnico, comprato per affrontare l'inverno lappone prima ancora che certi marchi fossero sdoganati nelle grandi città diventando di moda, finché la mia pilota di quella sera arriva e si ferma davanti a me per farmi salire.

Neanche a farlo apposta, appena partiamo la pioggerella ghiacciata si trasforma gradualmente in candidi fiocchi; la neve ci accompagna per non più di dieci minuti lungo gli alberati viali di circonvallazione del capoluogo meneghino, fino a scomparire a destinazione quasi raggiunta; quello che non è scomparso, però, è il fastidioso freddo umido tipico della Val Padana. Ma in fondo non importava, c'era un emozionante concerto che ci aspettava al Blue Note, oltretutto, come avremmo scoperto qualche minuto più tardi, in diretta su Radio Montecarlo per alcune sue parti.

Un presentatore d'eccezione, Nick The Nightfly, sale sul palco ed annuncia l'imminente entrata in scena degli Incognito, storica formazione del panorama acid-jazz internazionale, più e più volte rimaneggiata nei suoi densi e girovaghi trentatrè anni di storia, tanto che, del gruppo iniziale, solo il leader Bluey è rimasto a tener fede al nome ed allo spirito (e che spirito!) della band. Bastano le prime note e tutto il mondo esterno si eclissa e l'attenzione si concentra in quei pochi metri quadri coperti di talento musicale allo stato puro.

Seguono un'ora e mezza di suoni e ritmi estremamente coinvolgenti, al limite dell'ipnotico, col corpo che segue automaticamente le vibrazioni magistralmente amplificate dal setup fonico del locale, non a caso ritenuto il più rinomato del suo genere in Italia; un'ora e mezza di melodie mai banali e mai vecchie, che mai avrei voluto finissero.

Quei suoni, quei ritmi e quelle melodie, per noi, sono finite lì, in quella magica serata. Ora però ci sono altri suoni, altri ritmi ed altre melodie che iniziano timidamente ad infiltrarsi nella mia vita ed a colorarla nuovamente di tutte quelle sfumature policrome che solo la musica riesce a regalarmi.

E forse è solo il sintomo di una vita che non aspettava altro che questo per riprende a sorridere, con la speranza che quest'attesa, ora, possa venir armoniosamente ripagata...

giovedì 17 gennaio 2013

Per un altro minuto ancora


Una volta ero un pilota. Di quelli bravi, di quelli che andavano come le mine ma in fondo ci arrivavano poco.
Avevo tante cose da fare, e non credevo nelle favole.
Esatto, non credevo nelle favole e forse stavo meglio, nascosto dietro a quella "maschera di ferro" le cui conseguenze subisco ancora oggi, a volte.

Ho smesso di correre da tempo. Vado sempre forte, per carità, sarei uno di quelli che col cervello da trentunenne vincerebbe.
Ma ho iniziato a credere nelle favole, nell'amore vero, in quello che permea ogni fibra e che ti fa capire che se siamo scesi su questa Terra esiste un motivo, esiste una ragione.
Sono partito, da eroe delle due regioni.
Sono partito, come un cavaliere armato di una macchina rossa e quattro gomme termiche, nel  giorno in cui si scatenava il finimondo della neve.
Poco importa, l'amore, per me, abbatte ogni barriera.
Forse anche la mia credulonìa nelle favole a lieto fine mi dà la forza di lottare contro gli eventi atmosferici, contro tutte le convinzioni e i pronostici sfavorevoli.
E si va, quando tutti sono allo scuro.
Ne nasce una serata stupenda, spontanea, magica. Roba che atterri alle 19:20 in un posto lontano e le 2:20 arrivano come i razzi e nel mezzo avviene di tutto.
Compreso il più bello degli abbracci che ho ricevuto. E in quell'attimo ho riprovato quella strana sensazione che si chiama felicità.
Sensazione che avevo del tutto dimenticato.
Era effimera: sarebbe finita lì e ne ero conscio. Non dovevo farmi illusioni, nonostante tutto.
Ma questa era o forse è ancora la nostra favola, breve o lunga che sia o sia stata, e nessuno poteva o, con presunzione, può entrarci e fare i suoi comodi.

Probabilmente certe favole finiscono, o meglio si evolvono e prendono la strada che compete loro naturalmente.
Forse è il terribile destino che ha una favola bella quello di finire, di trascinarsi per troppo tempo e chissà come o chissà quando, magari ci ritroveremo.
Ma io sono il solito che ci crede, fino in fondo e addirittura oltre  e che si dà anima e corpo, venendo troppo spesso incompreso.
Sono il solito che paga i conti e prepara la strada agli altri.

Ma ora non svegliatemi da questo sogno illusorio, effimero ma terribilemente bello.
Non svegliatemi, vi prego. Non fatelo, per un altro minuto ancora.

mercoledì 16 gennaio 2013

Dove arriva la neve

Mi siedo, chiudo gli occhi, mi abbandono ad un sorriso; ci sono i Maroon 5 in sottofondo con Just a Feeling, c'è un po' di stanchezza a farmi compagnia, ma sono tranquillo e rilassato, lascio riavvolgere i pensieri, le immagini e le memorie del fine settimana appena trascorso e li faccio scorrere nuovamente in avanti.


Metti che anche questa volta io sia il passeggero e che si parta su un fuoristrada bianco; metti che il navigatore voglia farci andare per una strada sterrata, di sera, al buio, dopo decine di chilometri in mezzo al nulla; metti che giungiamo a destinazione prima di tutti e l'accoglienza, per quanto particolarmente inusuale, sia molto calorosa. Metti che poco dopo arrivino i primi compagni di avventura e ti portino a mangiare tigelle in un bar nel centro del piccolo paese che ci ospitava.

Capita così che quello che doveva essere semplicemente un allegro weekend in compagnia si sia trasformato in una delle più belle esperienze mai vissute tra amici Leo; ed una dopo l'altra, una lunga serie di memorie si sono via via accumulate.

I chupiti infuocati e shakerati... le carte da gioco autoprodotte... il cielo sopra le nuvole la mattina... la salita alla rocca ed il panorama da lassù... l'abbraccio con gli amici più cari... la polenta e capriolo... la sauna in compagnia di chi di strada ne ha percorsa poco più di metà della mia... il pre-aperitivo con le foto alla rocca... la musica dal vivo... il microfono che mi è arrivato in mano e la pazza e simpatica collega di quel set canoro... il bagno notturno... i massaggi silenziosi... il pranzo semplice tutti insieme... la neve improvvisa che ha affrettato il rientro con un nuovo amico...

Certo, c'è la consapevolezza che proprio l'unicità dell'insieme di tutte queste cose abbia reso quelle 48 ore così speciali e quasi sicuramente irripetibili. Certo, vorrei tornare lì con quei fantastici compagni di viaggio il prima possibile. Certo, so che non avverrà. Certo, però, le amicizie e le memorie restano, così come il sorriso quando queste ultime riemergono a tratti tra i pensieri.

lunedì 14 gennaio 2013

Sarebbe bello (post ripetitivo)


Sarebbe bello se tutta questa serenità che mi porto dentro non svanisse.
Sarebbe bello se tutti i fine settimana fossero come l'ultimo trascorso.
Sarebbe bello che l'Eroica Mito prendesse la via di un compratore.
Sarebbe bello per me riprendere a parlare, anche se mi riprometto di smettere, in via egoistica, di qualcosa che mi ha permeato così tanto da portarmi a sorridere ancora ripensando ai momenti belli.
Sarebbe bello ancora poter sperare come non faccio oggi, ma se mi capita di pensarci scendo ancora con i piedi per terra e con l'umore sottoterra.
Sarebbe bello di nuovo pensare alle gioie, alle partenze, alle nuove e vecchie risate, a quello che uno ha davanti.
Sarebbe bello viaggiare senza limiti ma con un percorso ben preciso e magari la testa nel vento.

Tutto quello che sarebbe bello non lo è perché non lo posso dividere.
Sarebbe bello se la divisione avvenisse con chi so io.
Sarebbe bello, sicuramente, il nostro primo bacio dopo tanto tempo, quello con la calma di chi vuole assaporare ogni istante con la persona che gli è mancata come l'aria per mesi.
Sarebbe bello, oh, se sarebbe bello.
Ma non è reale, non ancora. 

domenica 13 gennaio 2013

One year later (c'è un senso di te)


Ci sono fine settimana che nascono senza aspettative, ma si evolvono e diventano qualcosa di speciale, di particolare. 
Nascono quando parti da Firenze e vai a Sestola, sull'Appennino. Come un anno fa, a dire il vero. Quest'anno la location della Distrettuale è migliore, molto migliore. La compagnia è fantastica, il Distretto TB è ottimo nei Leo.
Il fine settimana prosegue sulla SS64 Porrettana, dove faccio sfoggio delle doti di pilota.
Finisce sulla stessa strada coperta di neve, da cui esco in modo magistrale da 40km di inferno vero e proprio. 
Bimbette come l'anno scorso che dicono a me e al mio grande fratello padovano che a 30 anni si deve stare a casa a badare ai figli. 
Certo, come no.  
Nel mezzo c'è una serie di canzoni, due dei Guns 'n'roses, una di Elisa.
Guest star. Canto. Ancora, dopo 14 anni. 
E ancora so parlare, so mettermi in gioco e so piacere. Ma è una pantomima che non voglio, che non amo.
E qui viene in considerazione il duetto con la mitica Antonella.
C'è pure il video su Facebook, mi viene da ridere al solo pensiero.
In ogni caso, cantavo
Eppure sentire
Nei fiori tra l'asfalto
Nei cieli di cobalto - c'è

Eppure sentire
Nei sogni in fondo a un pianto
Nei giorni di silenzio - c'è

Un senso di te
C'era un senso di te sempre e comunque nella Distrettuale di Sestola, dove eri l'anno scorso. Guardavo il castello di Sestola, che fotografammo insieme.
C'è un senso di te in ogni cosa.
Il dolore è lenito dal fatto che dichiaro a me stesso che non posso più mostrarti il mondo nuovo nei miei occhi.
Ed è così.
Meno male ci sono gli amici, quelli veri, quelli che si fidano di uno che infila per 40km a velocità altissima una macchina rossa con cerchi enormi e gomme da pista nella neve, o che sopportano le solite fisime sul nordest. 
Queste sono le cose che contano.
Ma mi manchi, oh se mi manchi. 
Let me show you the world in my eyes

venerdì 11 gennaio 2013

Gentlemen, start your engines


Macchina lavata. Cera data. Pare l'incipit del mio romanzo ed in effetti lo è. C'è la Mito rossa, anche lì, molto simile a lei. Se non uguale. Forse hanno pure la stessa targa.
Insomma, sono gemelle. Pure il protagonista è gemello del sottoscritto, pure con la stessa professione.
Solo che qui ho un navigatore e anche una zavorra, un bel carico di emozioni. E una storia finita, in effetti, che nego a me stesso: vero Diletta? 
Si va a Sestola, dove l'anno scorso ci giocavamo (peraltro molto bene) l'inizio, il primo ritardo e spavento degno di un ETR di Trenitalia. Ovviamente, quest'anno sono terribilmente in anticipo.
E non mi ricordo nemmeno che cosa ho combinato ieri.
Non riesco a capire come mai non posso fare a meno di ricordare, ancorché io tenti di dimenticare i ricordi belli mi tirano uno schiaffo.
Di notte sogno, troppo. Ma almeno ho lo Zetaquattro nel sogno ricorrente. Badiamo sia la volta buona, almeno per la macchina nova.
Statale Porrettana, modalità rally advanced.
Le Pzero Corsa sono effettivamente affaticate. 
Sembra quasi che io stia per correre una corsa a Daytona Usa, grande gioco, dove però non posso sbattere nessuno contro  il muro facendo fare un mega cappottamento.
Sembra quasi un rally che tanto mi manca seguire, sembra quasi che stiamo per attaccare i punti di corda delle curve difficili senza una minima ragione. E forse è così.
Azzero i bassi desideri che hanno una serie di precise protagonise, appoggiando le gomme sulla zanella e la navigatrice che come sempre, con fiducia cieca dice: mi fido Andre. Certo, come no. 
Prima o poi ci rimettiamo le penne se si pigia in questa maniera.
Non ha senso.
Nulla ha senso.
Si parte, ovviamente. Si parte ancora.
Si parte alla ricerca del pensiero positivo, su in montagna. Si parte, si ama. 
Evviva l'amore. Magari fosse corrisposto. 
Per quanto io possa forzarmi, ci riesco male.
Non vorrei a dire il vero forzarmi più: ma non deve essere unliaterale.
Citando Alessandro Muratori, si parte carichi di speranze, ma si arriva vuoti al capolinea.

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