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sabato 17 settembre 2011

Sensazioni




Settembre è un mese malinconico, di riflessioni e buoni propositi, il mese in cui un tempo ricominciava la scuola ed ora è soltanto la fine dell’estate, la stagione in cui ci si sente più vivi, più forti. E così vivo è il ricordo di quel mio primo giorno, col grembiulino bianco, l’emozione per l’incognita di quella faccenda così importante che era la scuola e… la confusione, il vociare di tanti bambini mentre lei si allontana sorridendo e facendo ciao con la mano e io lì ad attendere il momento più bello, quando suonava la campanella e la ritrovavo ad aspettarmi ogni giorno, per tutti i giorni.

E un’estate, questa, in cui oggettivamente è mancata la vacanza con le amiche in sardegna, dove riuscivo a staccare la spina e ricaricarmi per tutto l’anno… un’estate, per essere sincera, dove più di ogni altra cosa è mancata lei. La verità è che l’unico amore vero, incondizionato, è quello dei genitori per i propri figli, loro non ti tradiranno mai.

La sensazione brutta è quella di trovarsi in un limbo, quando ci si sente nello stato di agitazione del momento prima della tempesta; uno di quei momenti in cui la vita ci confonde veramente e si soffre per colpa di qualcun altro, sia essa una persona che non avremmo mai voluto lasciare ma che abbiamo dovuto accettare che se ne andasse, sia per un amore che non ci fa star bene e, alla fine, si scopre che non è amore. Sono d’accordo che l’amore non vince ogni battaglia, perché si deve lottare in due per costruire con il rispetto, la sincerità e la complicità delle solide fondamenta ma quando uno dei due si trova ad amare più dell’altro alla fine si accusa il colpo e si va al tappeto e nessuno è li ad aiutarti a rialzarti.
E’ la cosa più difficile rialzarsi perché si è feriti e la paura paralizza e non permette di essere lucidi e andare avanti. Questo è il problema: andare o non andare? La vita è un lungo, tortuoso viaggio che ci mette alla prova.

Le sensazioni migliori le provo viaggiando e con il tempo ho capito che è proprio vero che non conta la meta ma il percorso che si fa, a scoprire la bellezza perfetta della natura che si apprezza e ci arricchisce ogni volta di più; apprezzare la poesia dei luoghi e quella dei gesti. Sono diventata metereopatica ma so essere anche molto solare, ho solo bisogno della giusta compagnia perché alla fine la differenza è che per vivere si deve stare con gli altri e scambiarsi quella linfa che ci nutre mentre per sopravvivere basta la solitudine.

Avrei bisogno di sentirmi di nuovo di poter gettare l’ancora in un porto sicuro.
Sarebbe bello svegliarsi con una nuova sensazione, quella della speranza di un nuovo sorriso, di qualcuno che ti sostenga e ti aiuti a star meglio perché non c’è tragedia così grande che non permetta al sole di sorgere il giorno dopo e questo dovrebbe bastare a pensare di vivere un giorno migliore … 

martedì 19 luglio 2011

Lourdes

ci sono viaggi e viaggi, detta così non significa nulla ma è chiaro che ci sono diversi tipi di viaggio che si possono o devono fare; ci sono i noiosi viaggi di lavoro, i tanto attesi viaggi delle vacanze, i viaggi alla scoperta di un luogo che da sensazioni forti, spirituali, i viaggi inaspettati organizzati all'ultimo minuto e a me è toccato fare anche un viaggio traumatico, una domenica mattina dello scorso novembre... di sicuro rimarrà indimenticabile nei miei ricordi.


Vorrei parlare di un viaggio anzi di più viaggi nello stesso luogo che ormai faccio dal 2005 con cadenza annuale. La prima volta fu assolutamente non programmato, mi sono trovata casualmente a partire per questo luogo magico, fuori dal tempo, mi era stato chiesto di dare un aiuto nella gestione della preparazione visto che le persone coinvolte variano - anno più, anno meno - tra le 600 e le 750 e mai avrei immaginato di partire come volontaria per un pellegrinaggio, non perché lo considerassi sbagliato ma solo perché semplicemente "non ci pensavo affatto". Spesso le cose non si fanno solo perché non ci si ferma un attimo a prestarci la giusta attenzione.


E' diventata poi una bellissima consuetudine, un'esperienza indimenticabile, al di là del fatto di essere cattolica; ogni volta che quella settimana finisce e ci si saluta alla stazione resta l'amaro in bocca per l'attesa del prossimo viaggio. Si parte in treno e per arrivare ci vogliono 23-24 ore (salvo imprevisti, come è capitato, per arrivare a 30 ore di viaggio), su un treno pieno di speranze e di dolore, lì ho conosciuto tante madri coraggio, quelle a cui Dio ha donato delle creature speciali, donne con una riserva d'amore infinito. Lì ho conosciuto bambini stupendi ed ho visto così tanti sorrisi, così tanta gratitudine quasi da riuscire a coprire quanto dolore è invece presente.

Il panorama poi è mozzafiato: siamo ai piedi dei Pirenei, alzi gli occhi e vedi cime innevate e un fiume di montagna con acqua trasparente che attraversa il Santuario.


Quest'anno è stato il primo senza la mia mamma, lei che ci è venuta per tre anni ed era così felice ogni volta di tornarci, è stato diverso dagli altri proprio perché me la vedevo lì in ogni luogo in cui era passata. E questa volta ero anche io tra le tante, troppe persone che portano un dolore, si... ognuno ha il suo.

Nonostante ciò tutti mi sono stati vicini, tutti mi hanno dato una parola di conforto anche se il loro dolore è più grande del mio; ricordo ancora il pomeriggio che abbiamo accompagnato i nostri Amici assistiti lungo il fiume per la via crucis e... osservare chi ogni giorno porta davvero la sua croce. Per la prima volta non sono riuscita a stare lì in mezzo a loro, mi allontanavo di qualche passo, giusto per arrivare sulla riva del fiume Gave, a fissare il silenzioso movimento poetico delle sue acque nonostante una notevole corrente e... un pianto dirotto, senza fine, disperato si è concretizzato! era impossibile fermarlo ed ero così imbarazzata, in mezzo a tutti e pur voltando le spalle al gruppo, tutti hanno visto. Benedetta, una ragazza con cui fino a quel momento non avevo scambiato una parola, con una sensibilità profonda quanto inaspettata, si avvicina sorridente e mi posa in testa una coroncina fatta da lei con le margherite raccolte. Questa ragazza ha fatto un piccolo miracolo, mi ha fatto sorridere e placare l'anima ed ho smesso di piangere.

In questi anni ho conosciuto tante persone meravigliose, io che al primo viaggio ero smarrita e impaurita, pensavo di non farcela e invece ho scoperto che bastano la semplicità, una parola, un sorriso, una carezza per tirar fuori il meglio dalle persone, me in primis che ancora non sapevo cosa avrei trovato e cosa comportava quel primo viaggio così lungo... dentro e fuori: portava persone così diverse per cultura e ceto sociale in un contesto in cui tutte diventano inevitabilmente uguali.

Probabilmente la vita è un viaggio che dovrebbe portarmi all'unico vero punto di arrivo: conoscere me stessa e trovare la pace interiore.


lunedì 18 luglio 2011

Cosa farò da grande?

quanti di noi si alzano al mattino e sono veramente contenti del lavoro che fanno? io non credo che siano molti, sarebbe bellissimo poter fare un lavoro di cui siamo appassionati... e io per passione sarei voluta essere una ballerina classica oppure un'archeologa.

Mi torna in mente il periodo alla fine delle scuole medie, quando si doveva decidere quale indirizzo di studi prendere e il mio grande sogno (oltre a quello, che sapevo impossibile, di fare l’astronauta perché ero innamorata degli uomini che andavano sulla luna) era quello di diventare un’archeologa.

Volevo fare il liceo classico e poi all’università studiare antropologia. NO! perché si deve dar retta ai consigli dei genitori, tu sei piccola per avere le idee chiare e la loro decisione di tutt'altro genere vince… bla bla bla e morale della favola mi tocca fare l’Istituto Tecnico Commerciale. Che delusione, io che adoro l’arte antica, la storia antica, già mi vedevo in mezzo a un deserto a pulire delicatamente una mummia, io che non ho voglia di parlare con le persone perché la maggior parte delle volte ci si fraintende mentre con i defunti non c’è questo problema… come diceva spesso mia madre: “bisogna aver paura dei vivi, non dei morti”.

Questa è stata davvero la prima grande delusione, non l'ho proprio digerita perché se ripenso a come sarebbe potuta andare la mia vita prendendo quella strada ho ancora una certa rabbia, ma indietro non si può tornare.

Sarà per questo che sono affascinata dai documentari di storia, ho scaffali pieni di libri sulle antiche civiltà e mi capita anche di fantasticarci su; e quante volte mi sono chiesta: "ma perché quel personaggio, proprio quello, è riuscito in quell’impresa e resterà per sempre nella storia? Perché proprio lui e non un altro? Fortuna? Intuito e bravura?” e perché poi invece un’infinità di persone conducono una vita semplice, mediocre, nascono e muoiono senza che nessuno se ne accorga?

Un mistero per me. Ora che ci penso, nel mio solito traffico di pensieri, è tanto tempo, troppo, che non leggo un libro. Ci ho provato, ma è come leggere un libro dalle pagine bianche, non riesco a memorizzare nulla, la concentrazione è svanita, lo so che niente sarà più come prima ma perché è così doloroso? in ogni azione quotidiana mi rendo conto che un dolore ti può spezzare il cuore e ti cambia la visione di tutto il resto. Apatica, pasticciona e disordinata, questo sono diventata e non mi importa niente di che ora è, che giorno è... è tutto così uguale e poco importante; a volte la sensazione è quella di attendere che succeda qualcosa, niente di che, ma qualcosa di inaspettato, di carino che strappi un sorriso e un momento rilassato. Ma a chi può interessare come mi sento io? a volte non interessa neanche a me stessa.

La cosa che mi fa più male di tutte è il dover evitare di pensare a lei perché ogni pensiero, ogni ricordo, sono talmente dolorosi che bruciano come lo spirito su una ferita aperta... e so per certo che questa ferita rimarrà aperta, invece io vorrei pensarci ogni minuto perché ho paura che prima o poi i ricordi possano sbiadirsi e questo sarebbe irrimediabile. Non ci sono state più cene tutti insieme, ormai ognuno va e viene solo per l'esigenza di mangiare, prima no, lei era il fulcro della famiglia, lei che ti accoglieva col suo sguardo indulgente e sempre dolce e io non ho saputo apprezzarla fino in fondo, quante volte le ho detto che era petulante solo perché si preoccupava per me? troppe! ed allora è giusto che io soffra pensando a lei e non riuscendo più a ricordare la sua voce, che sensazione terribile.

Perché ogni mio intervento finisce così? perché probabilmente questo è il mio lungo lungo lungo viaggio? Devo farcela, mi ripeto continuamente, smetti di piangere e vai avanti perché la vita è bella... anche se a volte è ingiusta.

domenica 17 luglio 2011

Domenica al mare

stamattina, dopo una notte stranamente di sonno, io che ormai convivo con l'insonnia da qualche mese, raggiungo in treno mia cugina al mare. Alla stazione scopro che è in piedi una diatriba su quale sia il binario giusto, ogni persona da una versione diversa e addirittura un ferroviere ci comunica che la domenica quel treno è soppresso ma per fortuna non è cosi. Trovo un posto a sedere su un treno che è straripante di gente e in attesa della partenza guardo fuori e... un groppo sale in gola quando vedo una madre abbracciare la figlia arrivata in stazione, scendono le lacrime che provo goffamente a nascondere con gli occhiali scuri, il signore di fronte a me mi osserva come se fossi un'aliena, e forse lo sono.
Tornano in mente ricordi che fanno male, quando papà veniva a prendermi alla stazione, 40 km. dal minuscolo paese dove abbiamo la casetta, quella che era dei nonni, lei solitamente restava a casa a preparare qualcosa di buono da mangiare e io le dicevo sempre: "mamma, vieni anche tu a prendermi alla stazione, non ti preoccupare di preparare il pranzo" e le ultime volte, dandomi ascolto, veniva anche lei ed ero così felice ma non so neanche perché quel semplice gesto mi faceva tanto piacere, adoravo abbracciarla sorridente alla stazione, e la beffa della vita è che non ho avuto la possibilità di abbracciarla un'ultima volta...
Oggi ero seduta accanto ad un signore che aveva un libretto con gli orari dei treni e tutto il tempo controllava l'esattezza dell'orario al passaggio delle stazioni e questo mi ha fatto sorridere per un attimo, il mio cuore non si placava e le lacrime neanche e non vedevo l'ora di arrivare perché stare con mia cugina mi fa star bene e sono riuscita a sciogliere il mio groviglio di emozioni salito in gola soltanto 10 minuti prima di arrivare ed ho pensato che tanto mia cugina non mi dice nulla se mi vede con gli occhi gonfi.
Arrivata alla stazione una marea di gente si butta ad attraversare il binario nell'unico modo che non si dovrebbe fare, mi chiedo se sono in India e ordinatamente mi avvio al sottopassaggio, io che seguo sempre le regole e quando incrocio lo sguardo di mia cugina ci facciamo una grassa risata per quello che abbiamo visto: ecco qua è già terapeutica!
Nel tragitto prima di arrivare in spiaggia si fa colazione poi si passa al cimitero da zio e a prendere la frutta e la pizza bianca che ci piace tanto; con mia cugina si parla di tutto, dai libri da leggere alla nostra infanzia e alla fine mi sento libera di parlarle di come sto dentro e so che lei mi può capire. La giornata passa poi in ottima compagnia, per fortuna, sorrido e sto bene, riesco a dormire sul lettino e a rilassarmi e nei silenzi il traffico dei miei pensieri torna inesorabilmente... mi rendo conto che ho smesso di sognare, io che ho sempre sognato tanto, anche ad occhi aperti... ora gli unici sogni che raramente faccio hanno sempre un finale da incubo.
Vorrei un po' di felicità, solo un po'. Vorrei un biglietto aereo per andare lontano. Vorrei una persona accanto con cui condividere tutto. Vorrei non dover mettere la maschera ogni giorno e sembrare una persona diversa. Vorrei poterle parlare un'ultima volta, vorrei che mi leggesse nel mio cuore. Vorrei poter riuscire ad aprire i suoi cassetti, il suo armadio, poter riuscire a toccare qualcosa di suo. Vorrei non piangere ma è una debolezza a cui non mi oppongo.
Si torna a casa al tramonto, uno spettacolo stupendo che si ripete da sempre ed ogni giorno è diverso. Si torna a chiacchierare con mia cugina degli argomenti più diversi, mentre ascoltiamo musica degli anni '80, '90, di oggi... ad ogni canzone associamo un ricordo e infine sorridiamo, cantando a squarciagola una canzone di Raffaella Carrà...

Alla fine quel che conta è la qualità del tempo che si trascorre con le persone più care...

sabato 16 luglio 2011

La mia città



Sono pazza della mia città, guai a chi me la tocca; la amo profondamente e nel contempo la odio perché ormai è così invivibile, trafficata e sporcata da tutti, però nessuno si deve permettere di parlarne male.



E’ bellissima all’alba, quando nel dedalo delle sue strade non c’è il traffico che la rende così inumana, con l’arroganza e la maleducazione di chi, con gesti e parole, ogni giorno la deturpa in mille modi. Al mattino è cosi bella con quella luce chiara, quelle strade quasi silenziose perché ancora è mezza assonnata e si possono godere dei panorami mozzafiato. Alla sera, quando il sole cala e i palazzi diventano di un colore caldo che sembra si infiammino, si proprio come cantava Venditti in una celeberrima canzone: "quanno l'arancia rosseggia sui sette colli" e da un colore/calore fantastico a questa città eterna che trasuda storia da ogni cosa, anche un sampietrino.



Io ci vivo su uno dei sette colli, ormai diventato un quartiere multirazziale, molto multirazziale visto che noi italiani siamo quasi minoranza... ma questa è un'altra storia.



Adoro nei weekend passeggiare per le stradine del centro con la mia macchina fotografica e scorgere chiese, statue e palazzi che non ho mai visto prima, e sono talmente tanti che non so quante vite ci vorrebbero per conoscerli tutti. Mi piace sentire in un modo quasi palpabile la storia e i personaggi che sono passati per Roma, vicoli con targhe a memoria di passaggi illustri, di nuove scoperte, di invenzioni innovative e di leggende; io la "sento" davvero la mia città, sento che ne sono radicata e chiunque mi avesse chiesto, fino a qualche mese fa, se me ne fossi mai andata avrei risposto seccamente NO! Invece è proprio vero, mai dire mai, ora cerco solo un motivo per scapparne, mi sta stretta, la vedo con occhi diversi; il cuore fa brutti scherzi ma poi io sono una persona che fa sempre vincere la parte razionale... e questo non è sempre un bene.


Continuerò sempre a guardare le foto in bianco e nero, di un passato che è storia, forse perché anche una foto mi suscita emozioni... ... ...

venerdì 15 luglio 2011

Traffico di pensieri

Rientro a casa dopo l'ufficio, sono quasi le 19 di un venerdì d'estate trafficatissimo, dove tutti vanno via, scappano da questa calda città per evadere in una casa al mare, al lago o sono in partenza per le agognate vacanze. Io ferma al semaforo osservo le altre auto e gli altri "piloti" e mi domando cosa passerà per la loro testa, siamo tanti ma siamo tutti soli, e la mia solitudine interiore cresce, dovrei mettere ordine ai miei tanti pensieri, senza fare sconti a me stessa ma, si sa, alla fine si è indulgenti con se stessi.
Sono disorientata, vorrei una carezza sulla testa, un tranquillo shampoo d'affetto e torna alla mente un ricordo vivissimo di una lontana estate... siamo già a metà luglio e io sarò in ferie dal 25 ma non andrò da nessuna parte, vorrei fuggire lontano ma resto saldamente aggrappata ai miei doveri di figlia e accorro al richiamo di un padre che è una persona speciale ma lo sto scoprendo ora, da poco, perché lui non è di molte parole e non si esprime con abbracci o cose del genere, è una persona che tiene tutto per sé, anche i dolori. Si, anche i dolori fisici, ero fuori un weekend e lui non mi ha detto che stava male, bloccato dal "colpo della strega" perché sapeva che sarei rimasta con lui. Vorrei dirglielo che sono fiera di lui ... ma ...eccolo, il mio traffico di pensieri: sono partita da un semaforo sulla strada di ritorno a casa e dove sono arrivata?

La foto di oggi l'ho scattata all'isola d'Elba, a maggio, tre giorni fantastici organizzati per un motogiro, io che in questa meravigliosa isola non c'ero mai stata, ho scoperto un'altro posto che resterà nel cuore, e la voglia irrefrenabile di scattare fotografie si scatena per fermare i ricordi, per risentire i profumi della natura nel rivederle.
Eravamo un gruppo di 70 persone di tutte le età che hanno in modo rumorosamente goliardico invaso un villaggio meraviglioso, con tre piscine e spiaggia privata: abbiamo macinato tanti km. in moto ed io ho avuto un eccellente pilota. E infine le serate con gli Amici a ridere, ridere, ridere fino a notte fonda, seduti su un tetto a mangiare una "carbonara" in piena notte, tante risate da far venire i crampi allo stomaco e ancora, quando sono triste, ci ripenso e un sorriso mi torna sul viso. Il ricordo che resta impresso nel cuore e nella mente è quello di aver passato tre giorni stupendi e la sensazione è la stessa di quando, ai tempi della scuola, si faceva la gita e ci si divertiva... con niente! Questa è l'essenza dell'amicizia e questa basta a farci star bene in qualunque posto.

giovedì 14 luglio 2011

I Protagonisti: Randagia ma indecisa


eccomi qua, in ritardissimo ma eccomi qua.

Siamo alle presentazioni ed ho messo una foto a me molto cara, io che sono randagia nell'animo, adoro viaggiare più di ogni altra cosa, sia in auto che in treno che... in moto. Ebbene si, adoro infilare il casco che, come per magia, fa scomparire tutti i pensieri e partire in moto a scoprire la nostra meravigliosa terra di questo pianeta che sta morendo (come dice giustamente un mio amico).

Sono una persona fondamentalmente goffa e timida, molto insicura, di un'insicurezza che rasenta la paura, la paura di osare e allora... quanti treni ho perso.

Che altro dire di me? magari lo scoprirete tra le righe che saranno pubblicate in questo blog, questo bellissimo viaggio a più mani che è un piacere leggere e da questo momento anche un piacere parteciparvi.

Per restare in tema con il filo conduttore io guido una Y del 2002 anche se è mia dal 2004 e la tengo con cura perché la adoro anche se, purtroppo, la sacrifico soprattutto per i tragitti cittadinil trafficati.

Viaggio spesso in treno, mi ha sempre affascinata, fin da quando, bambina, andavo a passare le vacanze dai nonni nelle Marche e per me era un viaggio poetico, quando scorgevo dal finestrino i paesaggi più disparati...

Sembra banale da dire ma ho imparato col tempo che il bello del viaggio non è dove si arriva ma tutto il viaggio che si fa, dall'inizio al rientro a casa.

Il primo passo l'ho fatto, anche se un po' intimidita, è la mia prima volta in un blog!!!

Buon viaggio ai miei compagni di avventura ... ...

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