venerdì 31 maggio 2013

Occhi negli occhi


Occhi negli occhi,
alla ricerca
di una realtà che si delinea,
in testa ma non nel cuore,
con la perfezione apparente
di un teatro nuovo,
ove i sogni e le speranze
si alternano e scendono,
sparendo nel buio.

mercoledì 29 maggio 2013

Morbo


Il morbo è in me. Me ne rendo conto giorno dopo giorno, pervaso da quella strana e inspiegabile continua ansia. Sento che c'è un vortice forte, che mi butta giù. 
Starei ore a scrivere quel che sento negli attimi di lucidità, e quello che combino nei momenti in cui la corrente mi porta via. Ma non lo faccio, meglio di no. 
Non ho altro da dire, se non che sento che ho terribilmente bisogno di aiuto. Solo io posso aiutarmi. E ce la farò. 

martedì 28 maggio 2013

Direzione obbligatoria

Ci sono giorni in cui vengo avvolto da un desiderio di partire per un attimo, e fare un gesto semplicissimo: lasciare una rosa nella cassetta della posta. 
Gesto agevole per chi è fortunato ed ha vicino la persona che vorrebbe accanto.
Gesto agevole per coloro che non si infilano in casini epici solo grazie alla loro insicurezza, non ascoltano No more I love you's di Annie Lennox, per sciogliere nella stupidità quello che fa male, quello che nessuno sa ancora decifrare, me compreso.
Mi sono ripromesso di non amare più, di inaridire quello che un tempo provavo, quello che mi ha fatto male.
Gli altri mi sorpassano, e io rimango al palo. Fermo.
Rimango al palo perché chi è già un po' avanti ed attende cosa riserva il futuro con spavalderia non si rende coto che magari insiste su una direzione obbligatoria.
Obbligatoria è una parola orribile secondo me. 
C'è chi si auto obbliga a scappare; chi semplicemente si autoconvince che l'amore non esite; chi come me, solito povero illuso e anche un po' bischero, sa che c'è e si ritrae.
Vorrei la libertà di non chiamare, per una volta. Vorrei la libertà di star solo e non dovermi sentire obbligato a riempire il tempo che passa. 
Io vorrei solo la mia nave gialla e il mio Duetto rosso in questo momento.
Vorrei essere cullato dal mare, forse pure solo. Anzi, soprattutto da solo.
Verrebbe quasi da dire devo fare una sosta. Una sosta su questo percorso che mi porta solo ad assecondare aspettative altrui senza guardare le mie.
La verità è che non dovrebbero esistere direzioni obbligatorie. Mai. 
Qualcuno se le autoimpone per autodifesa, qualcun altro per paura. 
E allora buon futuro a chi non si obbliga.
Io non ci resco.
 

lunedì 27 maggio 2013

Full steam ahead alla cieca.


E' un periodo strano, di quelli che alla fine uno potrebbe anche non ricordare. E' un periodo in cui scopro lentamente me stesso ed imparo a conoscermi.
E' un periodo che mi ha visto protagonista di iscrizioni al Registro Europeo Alfa Romeo. 
Non è un percorso semplice, anzi, è più duro di quanto pensassi. Inciampo però. Inciampo nella mia solitudine che non sono in grado di vivere a pieno.
Non so più se sono fragile o se sia una mia maschera.
Ma la via sembra tracciata, nonostante certe correnti mi trascinino via chissà dove chissà quando e chissà come, come avvolto da un vortice che non so gestire.
Forse dovrei saper mancare alle persone nella vita.
Dovrei imparare a non darmi tutto a tutti, ma qualcuno non sa che i passi avanti li ho fatti, eccome se li ho fatti.
Dovrei imparare a conoscere gli altri ascoltando.
Ma una cosa ho iniziato ad impararla.
Ho imparato a non chiedermi perché, a non domandarmi cosa e chi fosse più avanti nonostante i sospetti evidenti e il ribollire dentro di me di una lava sopita come nel Vesuvio.
I ricordi, quelli tappati dentro, premono e fanno male.
Pugnalano l'esterno della mia corazza ed entrano nella carne. La lava dei ricordi schizza fuori, putrida, brutta, odorosa come i freni surriscaldati delle vecchie carrozze degli Intercity.
Il marcio è lì, in momenti bene individuati che mi ero scordato.
No.
Dico no.
Il mio sorriso non è del tutto vero. Non lo è nemmeno quello di chi mi circonda, in questo alone di fumo che esce dalle mie orecchie.
Dei flash, quelli traumatici che i denti stretti hanno per anni tenuto dentro e i cui terribili risultati di una elaborazione distorta la bocca aperta ha rovesciato e rovescia su chi mi circonda da tempo immemborabile sono lì che sfidano questo povero cavaliere solitario, senza cavallo, senza un obiettivo apparente da raggiungere, con la consapevolezza che, una volta vissuto questo momento e risolto il tutto, il risultato sarà solo il vuoto e tante belle parole finiranno in un secchio come l'insalata andata a male vola nell'organico, nel cassonetto marrone della Sienambiente.
Il cavaliere si arma di tutte le effimere possibilità che gli spettano: di una Mito rossa, un tempo Eroica e che ora ha mutuato il soprannome latino di Trabicculus da una sua cuginetta più piccola di colore blu; di un duetto iscritto al Registro Europeo Alfa Romeo; di troppe parole inutili, di sorrisi facili e di silenzi riempiti fino all'orlo di quel nulla cosmico.
E' splendida l'età in cui si ricerca la perfezione negli altri. Sono i 20/25 anni che ruggiscono tra immense compagnie, uscite, auto, discoteche, banalizzazione di aspetti fondamentali, nell'illusoria ricerca di quanto di meglio esiste nelle cose e nelle persone.
Col passare del tempo, tuttavia, tanti iniziano ad accontentarsi di qualcosa di meno. Rimangono delusi dall'aspettativa altissima che nutrono in se stessi, una volta arrivati a quota 30.
Il mio principale difetto è dissentire totalmente con tali limiti autoimposti, e continuare a cercare quello che mi fa stare bene, inevitabilmente rivelandomi un ventenne illuso con la carcassa da quasi 32enne spavaldo.
Giorno dopo giorno questa carcassa arrugginisce, perché oggi non sono più in grado 
Che non è così.
Il Vulcano dentro di me è ancora tappato, la lava esce ma molto piano.
Per i 32 so che il regalo più bello me lo faccio da solo, ma è un bene materiale (caro assaettato ma che soddisfazione!) e chi tenta di farmi ritrovare la retta via sa bene che il ribollire dentro di me di tutto questo magma interiore forse non sa che prima o poi riaffiorerà qualche relitto.
Mi sento una nave che vaga alla cieca nella tempesta, con l'obbligo di dare un full steam ahead senza tener conto degli scogli che forse affioreranno.
Vorrei svegliarmi un po' di tempo fa, quando la mia idiozia era recuperabile.
Non è possibile. Un piatto rotto non si incolla facilmente e i segni rimangono tali.
Prendiamone atto e andiamo avanti nel mare scuro a tutto vapore.
Oppure con la cappotta aperta.

giovedì 23 maggio 2013

Resisti

Tu Resisti.
Resisti al tempo, alla neve, alla pioggia, al sole estivo
che si alternano
in questa vita.
Resisti,
e non ingiallisci mai come la carta lasciata fuori.
Resisti,
al principio e alla fine,
alla notte e al giorno,
alla sveglia e al sonno.
Resisti,
a testa alta,
come una statua in una piazza che non ha paura del trascorrere del tempo.
Resisti,
in me, in te, in noi, e forse anche negli altri.
Resisti,
nelle strade tortuose,
negli occhi che si soffermano,
a pensare a chissà quale momento preciso.
Resisti,
alla vita e alla morte,
alla paura e al coraggio insufficiente,
alle dimostrazioni inutili
o forse utili solo a chi le mette in pratica.
Resisti,
all'evoluzione di tutti noi,
al rosso che rimane sul cofano,
al blu che mi è sempre piaciuto poco,
al beige che mi avvolge adesso.
Resisti,
nel cuore e nell'anima,
nei perché e negli alibi,
nelle ragioni e nei torti,
anch'essi espressione inutile
del fatto che si perde comuque entrambi.
Io resisto,
nei cuori altrui
quelli che non voglio e non volevo toccare,
nel verde e nel blu,
nelle bandiere sventolate da chi non sa più cosa dire,
nelle vetture dei treni
un tempo arancioni e viola
adesso verdi e bianche
ma sempre le stesse,
nei cerchi neri.
E Resisto a te,
e al tempo che sarebbe migliore.

martedì 21 maggio 2013

Una strada nel sole


Cammino stamani, dal parrucchiere allo studio. Capita spesso che ci si soffermi, come fa il nostro Costante ma Improduttivo, a guardare nei volti delle persone.
C'era un periodo, fino a qualche giorno fa, in cui vedevo solo pierròt al posto delle persone, sottolineavo le mani che non si intrecciano più, le persone che non si guardano in volto se non per abitudine. Forse in alcuni casi è così.
Pierrot, strade grigie...ma sarebbe tempo di fare una bella strada nel sole, magari con la decappottabile dei miei sogni.
Il meteo obiettivamente non aiuta: Colle sta diventando una città della zona di Galway da quanto è verde. Le piante in giardino diventano di un vigore estremo.
Comunque oggi non vedo nessun pierrot. Oggi, l'amore esiste invece ed è un rifiugio per le persone che fuori lottano. Si fonda sulla positività, sulla voglia di stare insieme. Beati voi altri che amate.
Dal canto mio, troppe volte nella vita sono partito a capofitto in qualcosa che portava a degli eccessi.
Apprendo con stupore da una mia maestra delle elementari che mia madre andava a dire in giro stavolta pensavo fosse la volta buona. 
La volta buona sarà quando sarà, mamma.
Anzi, quando sarò un trentaduenne anche dentro. 
Lezione imparata per la prossima volta.
Il cielo rattoppato di baglioniana memoria si fa spazio dopo questa notte di note, in cui non ho dormito molto, ma i pensieri erano altri.
Ho sonno.
I vincenti e quelli che hanno capito tutto della vita dormono fino alle 9, chi si guadagna da vivere col proprio lavoro si alza alle 7:20, si fa i capelli in modo eccentrico alle 8 e qualcosa e si infila in ufficio alle 9. Purtroppo non rientro nella prima categoria, penso mentre salgo in macchina causa pioggia vistosa.
L'eccesso è quello che fa male.
Lo sto imparando in ogni campo.
Anche l'eccesso di amore porta a delle conseguenze gravi, alla fine di tutto.
Flames to dust, lovers to friends. 
Per una volta, la locuzione "andiamo piano"
Peccato che io sia poco in grado di contenere le emozioni forti.
In questo sono sedicenne.
Ho un terribile e impellente desiderio di dimostrare a me stesso che i 16x2 ci sono.
E ce la farò.

Non sarà facile, sono spaesato come un gattino bagnato in mezzo di strada.

Volti

La metro gialla scorre veloce sotto le vie del centro di Milano mentre cerco, tra centinaia di volti ignoti, uno di cui potermi innamorare; pochi, pochissimi minuti, fino alla mia fermata; quel tanto che basta per percepire che c'è ancora qualcosa di buono in questo mondo che si muove in fretta da un posto all'altro, sempre alla ricerca di arrivare da qualche parte; ...dove? Forse non lo sapremo mai veramente. 

Forse c'è chi ci riesce, ad arrivare da qualche parte; o forse da qualche parte ci arriviamo tutti. No, tutti no; qualcuno non arriva mai. Così ricomincio; ricomincio per l'ennesima volta, dopo aver ricominciato tante volte senza spostarmi ed una volta migrando a Ovest, anche se solo di poco più di duecento chilometri; ma si sa, le vere distanze non sono quelle fisiche; la distanza materiale aiuta solo ad acuire le distanze spirituali.

Ho perso tante persone in queste rivoluzioni, in questi periodici sconvolgimenti forzati, e quasi nessuno, effettivamente è rimasto; pochi, pochissimi hanno saputo tener testa ai miei silenzi, che per quanto da lontano possano sembrare molto meno evidenti, sono sempre lì e non hanno mai accennato a diminuire la loro portata. Quello che è sicuro è che nelle mie ultime due vite ho trovato diverse persone che questi silenzi li hanno saputi accortamente e piacevolmente riempire; non molte, ma ci sono state e ci sono; ora alcune fisicamente più distanti ma altre inaspettatamente vicine.

Capita perciò spesso, in questo periodo di intenso lavoro individuale in preparazione della prossima rivoluzione, di trovarmi a fare compagnia ai miei stessi pensieri, magari leggermente riscaldati da qualche goccia di vino rosso; tornano a mente discorsi di incompatibilità, raggi di sole rimasti sempre distanti, tramonti osservati da lontano e voci a cui avevo incautamente consegnato troppe responsabilità. E viene la paura che questi ricordi e queste persone possano svanire nel tempo come quei volti nella metropolitana che riempiono la mia vita per tre minuti o poco più, facendomi capire che sotto sotto, al volo, qualche sentimento sono capace di provarlo, ma che poi, proseguendo per la loro strada, mi lasciano, come sempre, solo in balia della mia mente.

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