lunedì 16 settembre 2013

Sospensione momentanea del Velocissimo ma inconcludente

Eh già: risospendo la scrittura per motivi di tempo e di felicità.
Il nostro buon Jim, il nostro Costante ma Improduttivo, la nostra Conservativa che arriva in fondo prenderanno il posto mio.
Grazie a tutti i lettori.

venerdì 13 settembre 2013

Avrei voluto viaggiare.


Cammino nella mia città anche stamani, non tanto per risparmiare carburante (cosa che poi non è nemmeno così male), ma perché mi piace. 
Non ho Facebook da aggeggiare nel cellulare, prevalente passatempo di tante passeggiate. Lo sto abbandonando lentamente perché gli eccessi fanno male. 
Rifletto, quindi, sulla mia vita passata e quella che vorrei avere in futuro. 
Inizio a credere che di strada ce ne sia ancora da fare e che il tempo ci sia ancora, con le forzature necessarie delle persone che lavorano sodo. 
Ecco che si materializzano, nel percorso stradale fatto di antiche pietre, posti e settimane da prendere. 
Londra, Parigi, gli Stati Uniti, la Cina ad esempio, sono tappe che mi mancano. Vorrei viverle ma a 32 anni pare impossibile starci più di pochi giorni.
E' inesorabilmente tardi.
Devo ringraziare chi, nel fiore dei miei venticinque anni, con la sua banalità e cattiveria mi impedì di partire. Devo ringraziare anche quel bischero di Andrea, che a suo tempo si fece fregare.
Ma in qualche modo devo rimediare. Ne ho una voglia estrema, totale, di vivere qualche nuova esperienza altrove.
Ho lasciato pure il cuore in alcune città, in cui, nonostante le urla di chi voleva vedere solo vetrine e ignorava la necessità di farsi una cultura, devo tornare. 
Devo, appunto, tornare per respirare e vedere cosa mi è mancato.
Guido io stavolta, da inespertissimo viaggiatore, perché la mia capacità di adattamento è sin troppo "Lionistica" ed eccessivamente improntata su inutili necessità.
Non ho mai detto che mi attira pure l'Africa, e tre settimane là mi farebbero bene.. 
Mancano all'appello città italiane, isole italiane.
Vuoti.
E alle volte non mi sento nemmeno amato, ma mi riferisco a me stesso.
Per anni non ho voluto bene ad Andrea. 
Riscontro che la capacità d'adattamento ad ogni situazione di chi ho accanto, rispetto alla mia, è paragonabile alle prestazioni di una Maserati in pista che si scozza con una Pandina a metano, che sono io appunto.
Alle volte credo che il non sentirmi, a tratti, amato come vorrei sia frutto di questa indipendenza eccessiva non mia che non potrò mai sovvertire se non col tempo e con la fiducia che deve nascere e crescere ogni giorno. 
Non riesco a capire alle volte, ogni segno lo interpreto male.
Sgolarmi è inutile ed ottiene l'effetto contrario. 
Probabilmente devo partire e capire. Probabilmente devo vivere quel pezzo di vita durato 5 anni che a causa della mia ansia preventiva e della gabbia in cui mi ero messo non ho vissuto.
Credo che in primis sia opportuno togliermi anche quella cronica abborracciata disorganizzazione che mi caratterizza, che viene mitigata sapientemente da chi lavora con me e per me. 
Credo sia ora di dare una svolta a quel che penso.
Avrei voluto è un condizionale che credo sia opportuno eliminare, in questo percorso di mutazione.
Si trasformerà in un posso. Ne sono certo.

martedì 10 settembre 2013

Quel che va stretto


Autostrada A13, 130km/h. E' notte su questa strada che conosco a menadito, prima tappa del lungo viaggio che al termine del fine settimana stupendo mi riporta a casa. Non guido io su questo nastro d'asfalto di 120km, ma sono passeggero della persona che mi sorregge nella vita.
Già, procede veloce questa vita.
E dal confronto nascono cose che non sono stato capace di dire, ovvero che a me dispiace non aver girato il mondo quando potevo, che avrei davvero voluto che la mia apertura mentale si fosse davvero forgiata fuori da questa città con la cinta muraria e il tredicesimo canto del Purgatorio di Dante. 
Già, mi va stretta.
Vedo Modena, con la gente simpatica, le cose da fare e abbrutisco al solo pensiero che in questa campagna che tutti i turisti amano ci sia gente chiusa e un po' di solitudine quando gli amici, quelli veri, hanno sbaraccato da qui cogliendo le loro occasioni.
Ho costruito, qua. Uno studio e una bella attività.
Ma sono confuso, avrei voglia di lasciare questo posto ma non ne ho la capacità, e forse è anche tardi.
Invidio il fratello padovano per il suo coraggio.
Lo invidio ancora.
Invidio la mia metà che ha girato quando poteva e si è stabilita altrove, ed ha fatto pure bene.
Invidio chi sa stare al passo coi tempi.
Ci proverò, anche se è tardi.
La responsabilità del mio nichilismo nell'andar via risiede probabilmente nelle persone che ho avuto accanto e nel tentativo eccessivo di crearmi qui, a casa, una possibilità redditiva di vivere dignitosamente.
Non avevo tenuto conto di qualche fattore, a suo tempo, e nello specifico dell'amore a distanza, quello che una solta volta nella vita, ovvero questa, ti farebbe muovere le montagne, e trasferire altrove.
Ma senza l'aiuto di nessuno non è possibile.
E allora come fare? Passo il tempo a studiare soluzioni ma nessuna pare soddisfacente.
Nel frattempo, ho voglia di cominciare a viaggiare sul serio. Ma non da solo.

venerdì 6 settembre 2013

Evoluzione (reprise)


Oggi riparto. Ben conscio che il viaggio si presenterà molto lungo, nella calda e lunga fine dell'estate fatta di code a Bologna.
Sto diventando grande lo sai che non mi va. 
Forse l'avrei detto tempo fa, quando rincorrevo cose perdute irrimediabilmente cadute nella trincea, nella barriera che mette tensione e che non aiuta.
E oggi ho una voglia di crescere immensa, del tutto inarrestabile.
Forse perché ho trovato chi mi supporta e mi sopporta, chi digerisce l'eccesso di parole senza batter ciglio, chi mi fa capire che i fatti sono molto importanti e che tenta di eradicare questa insicurezza dalla mia persona.
Ecco da dove parte la mia evoluzione: da un sano e maturo confronto, che si estrinseca senza veli e senza paure.
Dall'esser tranquillo e non far porre agli altri problemi nel darmi e dirmi tutto. 
Ora basta. Spontaneità. E comprensione, è il momento. Altrimenti quanto abbiamo costruito scapperà.

giovedì 5 settembre 2013

The bad name


Strada Comunale delle Lellere, 80km/h. L'Ammiraglia, trasformatasi nell'unica vettura che possiedo temporaneamente, sa che ci vuole un po' di silenzio.
E' opportuno domandarsi perché.
La felicità sta in questo, nell'apprezzare il silenzio e la persona accanto.
E' quello che devo capire per primo e nonostante la ricerca di conferme sia quasi terribile. Devo farlo da solo, semplicemente.
E mi riuscirà. Percepirò quello che realmente c'è accanto, il bello e il buono.
Perché io amo.
Forse a modo mio.
Ognuno ama a modo suo.
Ma la vita è lunga, e soprattutto, tutta da passare insieme. Tutta.

martedì 3 settembre 2013

Social lives


Di questi tempi va di moda il social. Social Network, Social Cooking, Social chi più ne ha più ne metta. Va di moda la parola Social perché a mio parere si è perso molto il gusto della vicinanza delle persone.
Lo notai la prima volta a Porto Rotondo nel 2010. Facebook, il Social Network per antonomasia, era al massimo della sua espansione, anche io ci scrivevo come un deficiente, caricavo foto a diritto.
Comunque in quella stupenda vancanza notai gruppi di persone che non parlavano granché, solo condividevano foto di quanto stavano bene in vacanza.  Era l'inizio. 
Momenti registrati. A sempiterna memoria di quel che sarà in futuro e chissà che non avvenga anche nel presente.
Forse è la naturale voglia di dividere qualcosa con qualcuno portata all'eccesso, che trasforma le uscite in terribili espressioni della necessità di far foto per caricarle su Facebook e non lasciano assaporare gli affetti, le persone, e di tenersi qualcosa per sé.
Lo vedo: le persone fanno dei sorrisi ipocriti la loro bandiera, piantati lì, su FB o su altri ammennicoli, del pavoneggiare la propria stupenda vita sociale.
Sembra quasi che le persone si siano tutte, intelligenti e non, conformate al modello di vita Social. 
Lo diceva Federico. Lo diceva Giacomo, che nemmeno è iscritto. Lo dice chiunque. 
Lo dico io. E questo è importante.
No, inizio ad aborrire tutto questo.

In ogni caso la mia dipendenza da FB, un tempo fortissima, è rallentata, molto. 
L'ho fatto perché ho iniziato a guardare cosa stiamo diventando. Noi come genere umano, forse anche come italiani.
Chi ho accanto me l'ha fatto inconsapevolmente notare, dandomi  a ragione del sedici quando in realtà di anni ne ho esattamente il doppio.
E ho smesso: Carico foto di cani e di macchine, e di bei paesaggi.
Non ne sono immune, ma adesso la volontà di ostentazione inizia pressoché ad azzerarsi, sostituita da una strana voglia di cancellarmi da quello schifoso social network.
Ricordo una vecchia pubblicità della BMW 320, macchina che peraltro  mi piace da morire.
Sei sempre connesso ma....
Sei ancora capace di perderti?
In queste vancanze mi sono perso parecchio, e ho fatto proprio bene.
Voglio ricominciare a farlo. In barba a tutti quelli che campano per farsi le foto e postarle su FB.  
Vorrei che questo post costituisse uno spunto di riflessione per tanti.
 

domenica 1 settembre 2013

Effetti del tempo che passa


Non ho più l'età per fare tardi, mangiar troppo e  bere troppo. Il giorno dopo vedo l'inferno.
Comunque passa tutto, in questa vita.
Pure l'hangover e la voglia di bere. Pure il tempo.
Passa pure la stima per le persone, in effetti. Basta aprire Facebook,e ritrovare persone che ritenevi del tutto intelligenti accanto a te, trasformarsi in bimbiminkia che bombardano di hashtag il mondo con foto fatte con la bocchina a culo di gallina e le sigarette (prima ignorate) in mano.
Sono felice. Felice di non essermi ridotto così, di non vivere nell'insipienza più totale e marchianamente voluta che certe situazioni generano.
Sono felice perché ogni giorno che passa ritengo di aver fatto la scelta giusta, a quel bivio. Perché il mio cuore batte forte e ci sono cose da aggiustare, ma mi accorgo che love is the answer, ma non il #tantolove che ipocritamente va di moda negli hashtag stupidi dei summenzionati bimbiminkia.
A qualunque titolo fossero stati nella mia vita.
Lo dico a titolo esemplificativo, nessuno si arrabbi. 
Via, veloci come il vento io e la mia metà nemmeno ci accorgiamo degli immensi passi che facciamo insieme. Eppure li percepisco, quando mi alzo la mattina e mando il buongiorno a quel mio mondo che è lassù ed ha un nome ben preciso. E nonostante non lo dica, ho la presunzione che pure lei sia al corrente dei passi da gigante che facciamo.
E il tempo che passa ha un effetto benefico su di noi, sempre più. 
E' una persona che non ha fritto la propria intelligenza nel nome dell'apparenza e di quei valori del cavolo che sono falsi come le retribuzioni di questo Paese che tanto vanno di moda oggi.
E mi piace il fatto che lavori, che lotti, che faccia qualcosa in cui crede, ma io non credo di averglielo mai detto questo stato di ammirazione che provo verso di lei.
La ammiro perché mi sopporta, perché è davvero, per la prima volta nella vita, la mia compagna in tutto e per tutto, in quello che voglio fare, nei progetti ampi che sono così difficili in Italia, ma che confido di risolvere in tempi brevi.
La ammiro perché si barcamena tra i mille impegni, tra quello che vuole e quel chiacchierone telefonico che è il sottoscritto, pungolo e rompiballe assicurato. E non sono eccessivo.
La vita negli ultimi mesi, forse nell'ultimo anno, mi ha messo di rincorsa e mi ha fatto vincere una bella sfida.
Sono maturato, con uno spintone. E ho voglia di cose diverse, che non sono necessariamente macchine o giocattoli da adulti. Pure quelli li voglio.
Ho voglia di noi e di un nido, come le rondini. Ho voglia di condividere, e non mi riferisco a quegli hashtag di Instagram, ma  a cose concrete e belle.
Ho voglia di non sbandierare le cose, ma di amare con tutto me stesso come sto facendo.
E alla lunga le cose se le si vogliono vengono a concretizzarsi.
Ah, dimenticavo: la ammiro perché la amo e, nonostante la paura di essere tacciato come pesante, prenderei un megafono e lo griderei al mondo.

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